TRANSFERT di Massimiliano Russo (2017)

, Opere Prime

Transfert: in psicoanalisi, la proiezione sull’analista delle pulsioni, positive o negative, che il paziente provava in precedenza per altri. È questa le definizione del fenomeno sul quale è incentrata l’intera vicenda dell’omonimo film di Massimiliano Russo.

Presentato nel 2017, Transfert tenta di evidenziare le sfaccettate dinamiche della pratica psicoanalitica. Il protagonista è Stefano, giovane psicoterapeuta di trentatré anni, che porta avanti la propria carriera con forte empatia e grande dedizione.

Specchio della sua tormentata personalità sono i pazienti con i quali ha a che fare nel corso delle sedute. Gli eventi iniziano a prendere una piega insidiosa dal momento in cui gli viene chiesto di assistere Chiara e Letizia, sorelle legate da un rapporto molto conflittuale, e un altro paziente, anch’egli di nome Stefano, che mediante intrighi e menzogne contribuisce a deformare la realtà degli eventi.

«Transfert è un thriller psicologico, che fa uso della psicoterapia come mezzo per l’evoluzione e lo sviluppo delle vicende. Come la grammatica del film spesso sottolinea, è un gioco di specchi che, attraverso puntuali colpi di scena, serve allo spettatore un’avvincente sfida intellettuale»: è con queste parole che il regista definisce il proprio film, opera che ha riscosso fin da subito un discreto successo.

È stato, infatti, premiato con ben otto Oniros Film Awards e acclamato con dieci minuti di applausi da parte del pubblico del Roma Web Fest. La morte, la tragedia, l’insania, ecco gli ingredienti principali di una pellicola dalla costruzione atipica, la cui storia è narrata attraverso un altalenante passaggio tra presente e passato, tra vero e falso, deviando continuamente lo spettatore dalla strada della comprensione e della verità. Un thriller lento, ma ben orchestrato, che solo nel colpo di scena finale scioglie i nodi e le tensioni, che inevitabilmente vengono a crearsi nel corso della narrazione.

di Elisabetta Moiraghi