Intervista a Ciro Zecca, vincitore del Premio Medusa di Cortinametraggio 2018

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Co-sceneggiatore dell’opera prima di Alessandro Tamburini Ci vuole un fisico, Ciro Zecca è senza dubbio tra i protagonisti della 13ª edizione di Cortinametraggio, il festival veneto interamente dedicato al meglio della cinematografia breve. È lui infatti il vincitore del Premio Medusa, adibito ai migliori soggetti per opere di lungometraggio. Titolo del suo ambizioso progetto è The Boat, un thriller ad alta tensione, con l’insolita e poco sfruttata location del mare aperto, che ha convinto a tutti gli effetti una giuria disparata, che spazia dal regista David di Donatello Paolo Genovese alla story editor Lucia Cereda.

The Boat “E’ stato pensato per avere dei costi di realizzazione contenuti, in fondo è incentrato su sei attori e uno yacht, sposando la proficua politica del produttore americano Jason Bloom, che ormai da anni conquista il mercato mondiale con film di genere (thriller o horror) dal basso budget e dal concept incisivo. I punti di forza di “The Boat” sono azione, tensione e colpi di scena”. (N.d.A. Ciro Zecca)   

Durante questa edizione di Cortinametraggio è stato presentato Ci vuole un fisico. Com’è stato lavorare con Tamburini e, soprattutto, come siete arrivati a sviluppare il lungo dal corto già esistente?

Alessandro Tamburini è il mio migliore amico, ci siamo conosciuti al Centro Sperimentale e da lì, oltre all’amicizia, abbiamo iniziato una bella collaborazione. Abbiamo fatto insieme quattro cortometraggi e un documentario sulla sessualità alla terza età. Tra i corti c’era Ci vuole un fisico, che ha vinto vari premi  anche a Cortina, dove è partito tutto. Da lì abbiamo parlato con Elisabetta Bruscolini, la dirigente di CSC Production, che si è innamorata del lavoro e ci ha chiesto di sviluppare un lungo. È stato complesso, anche perché partire da un corto non facilita le cose. Devi capire come ottenere una storia di 90 minuti senza dare la sensazione di aver stiracchiato quella originale da 15’. È stata una bella sfida, in sceneggiatura ci ha aiutato Gianluca Ansanelli, e siamo contenti del risultato. Alla proiezione di Cortina ho contato almeno una dozzina di risate.

Sei il vincitore del Premio Medusa, come ci si sente?

Sinceramente è una figata. Quando scrivo le mie storie cerco sempre di unire la qualità al potenziale interesse del pubblico, e Medusa da sempre fa questo. Accanto a film mainstream produce film di chiaro valore artistico, come quelli di Edoardo De Angelis. Quando ho parlato sul palco mi tremava la voce, e mi sono arrabbiato con me stesso per questo. Però poi mi sono detto che ricevere un premio dalle mani di Giampaolo Letta e Paolo Genovese è normale che faccia questo effetto, e allora mi sono perdonato.

Cosa ha ispirato la tua storia? 

In realtà la storia è nata da sola, come a volte succede. L’idea mi è venuta un paio d’anni fa. Stavo con una ragazza un po’ strana, e una sera mi sono convinto che fosse il caso di chiudere, perché non mi faceva stare bene. Sono andato a casa sua a dirglielo, e lei mi ha fatto vedere che si era appena tatuata il mio nome sul piede. Puoi immaginare il mio shock. Tornando a casa, con la testa confusa e la musica nelle cuffie, mi è venuta in mente l’idea di The Boat, un thriller ambientato su una barca in cui muore un sacco di gente. Evidentemente ero parecchio inquieto. Solo due anni dopo, però, ho scritto il soggetto. Adesso la mia ex è innamorata di un tizio pazzo come lei e io ho trovato la donna della mia vita, quindi il cerchio si è chiuso positivamente.

Cosa ti aspetti adesso?

Ho chiacchierato con Letta e mi è sembrato che la storia gli interessi davvero. Nei prossimi giorni andrò a Medusa e capiremo cosa succede. Nella speranza che, magari nel 2019, possiate andare al cinema a vedervi un bel thriller made in Italy, che ormai sono una rarità. Mi piacerebbe che venisse girato in inglese per allargare il bacino d’utenza, e perché secondo me agli occhi degli spettatori sarebbe più credibile. Vediamo che succede. Intanto, grazie a Medusa e grazie a Cortinametraggio.

a cura della redazione