Intervista a Lucia Cereda, story editor di Medusa Film, in giuria a Cortinametraggio

, Fatti di cinema

Tra le punte di diamante di questa 13° edizione di Cortinametraggio figura quest’anno il “Premio Medusa”, riconoscimento adibito esclusivamente a soggetti per opere prime di lungometraggio, che mette in palio la possibilità di sottoscrivere un contratto di opzione diritti a fronte di un compenso di 3000 euro. A presenziare in giuria troviamo diversi personaggi di spicco della nostra industria creativa e non solo, dal regista Paolo Genovese agli sceneggiatori e sceneggiatrici Ludovica Rampoldi e Armando Trotta fino al giornalista Malcom Pagani e a Lucia Cereda, story editor dell’azienda, insieme a Giampaolo Letta, cui va il merito del suddetto premio. L’abbiamo incontrata in occasione della kermesse veneta, ormai agli sgoccioli.

Che cosa vi ha portato a sviluppare questa iniziativa?

Abbiamo partecipato ad altri premi, siamo interessati a cercare autori e storie nuove. Conoscendo il lavoro di Cortinametraggio sui corti e soprattutto la sua attenzione ai giovani autori è nata l’idea di cercare un soggetto che potesse essere sviluppato da parte nostra.

Come vedete il futuro del cinema italiano?

Difficilissimo dirlo, la nostra è comunque una visione positiva, sebbene il mercato stia subendo un periodo per lo più negativo. Basterebbe vedere gli incassi degli ultimi tempi, sono due o tre anni che il cinema italiano sta soffrendo. Va anche detto che si sta attuando una trasformazione sia nell’industria sia nella creatività: la nuova legge sul cinema metterà in moto meccanismi di finanziamenti diversi, incentivando ancor più la distribuzione e rendendo così il mercato più competitivo, capace di stimolare la ricerca di nuovi talenti. Mi auguro, anzi sono più che sicura, che dal punto di vista artistico emergano nuove strade e storie rispetto al passato. Parliamo di segnali positivi che, a mio giudizio, si stanno già avvertendo.

Medusa Film investirà di più sui giovani autori?

Sì, speriamo di sì. Ovviamente la nostra vocazione è commerciale, essendo legati ad un broadcaster forte che mira agli incassi. Ricordiamoci però che siamo quelli che hanno fatto fare il primo film a Paolo Genovese da solo, oltre che a Donato Carrisi (che ricordiamo ha vinto quest’anno il David di Donatello per la miglio opera prima), Paolo Sorrentino e Piero Messina. La nostra è, come detto, una tendenza commerciale, ma può concretizzarsi anche in nuovi talenti. Per investire su dei progetti nuovi dobbiamo comunque tenere presente il pubblico. Il problema delle opere prime è che spesso sono delle sperimentazioni, il che è un rischio per il nostro modo di approcciarci. Cerchiamo sempre delle storie che possono piacere al pubblico.

a cura della Redazione

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