David di Donatello 2018. Vince il genere, vince la diversità

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Si è aperto sulla scia dell’ardito omaggio a Louis Lumiére, tra i padri della settima arte, la 62° edizione dei David di Donatello: «La mia invenzione è destinata a non avere alcun successo commerciale». L’Oscar del Cinema Italiano torna, dopo ben due anni, sotto la direzione Rai a conduzione di Carlo Conti, che ha salutato la parterre invocando un grande applauso a tutti gli esercenti della nostra industria.

Un intenso monologo dedicato alle donne ha invece fatto da incipit alla premiazione ufficiale, cui ha fatto eco Luca Zingaretti intento a proclamare la prima vincitrice della serata: Claudia Gerini per Ammore e Malavita, che alla sua sesta nomina, ha finalmente convinto l’Accademia, avendo la meglio su degnissime competitor come Sonia Bergamasco (per Come un gatto in tangenziale), Micaela Ramazzotti (per La Tenerezza), Anna Bonaiuto (per Napoli Velata), Giulia Lazzarini (per The Place). Al femminile anche il riconoscimento alla Migliore Scenografia, conferito a Deniz Gokturk Kobanbay e Ivana Gargiulo per Napoli Velata di Fernand Özpetek, seguito dal David Speciale alla carriera a Stefania Sandrelli che, commossa, ha così commentato uno dei momenti più impagabili della sua carriera: «Il Cinema fa talmente parte della mia vita che questo premio glorifica un sogno iniziato nel lontano 1961. Lo dedico quindi a tutte le persone di grande talento incontrate negli anni che mi hanno portata fin qua».

A primeggiare nella cinquina per il Migliore attore non Protagonista è stato l’ottantottenne Giuliano Montaldo per La Tenerezza di Amelio, coronando così definitivamente un’intera vita votata al grande schermo, come d’altronde da lui stesso sottolineato. Primo e ultimo ex aequo della cerimonia è spettato invece a Daniela Salernitano e a Massimo Cantini Parrisi, rispettivamente per Ammore e Malavita e Riccardo va all’inferno, entrambe pellicole musicali. Si è imposto come Direttore della Fotografia dell’edizione Gianfilippo Corticelli per Napoli Velata, che ha poi lasciato il palcoscenico a Steven Spielberg il quale, sulle note dell’antologica marcia di Indiana Jones, ha ricevuto il suo David alla carriera: «Una delle più grande lezioni che mi diede Fellini è che per convincere il pubblico bisogna anzitutto essere il pubblico!». Il quattro volte Premio Oscar ha poi a sorpresa assegnato il David al miglior regista esordiente, facendo letteralmente sussultare gli spalti.

A spuntarla è stato Donato Carrisi per il suo prodigioso thriller d’esordio La ragazza nella nebbia: «Avete lasciato uno scrittore senza parole» ha subito incalzato: «Sono terribilmente commosso. Ci tengo a ringraziare Medusa Film e a precisare che il mio non è un film d’autore ma un film di autori! Grazie alle donne della mia vita, senza di loro non riuscirei mai a scrivere storie. Una dedica speciale va però anche a mio figlio Antonio!». Era nell’aria il doppio David a Pivio e Aldo De Scalzi per il Miglior Musicista e la Migliore Canzone grazie all’eccelsa prova in Ammore e Malavita.

Ad assegnare il Premio alla migliore sceneggiatura è stato un istrionico Nino Frassica, che tra uno sketch e l’altro ha poi scandito il nome di Susanna Nicchiarelli, già trionfante a Venezia nella sezione Orizzonti, per Nico, 1988 : «Devo ringraziare Nico, da cui è tratta la mia storia. Ringrazio tutte le persone che hanno deciso di condividere con me i loro ricordi per questo film». Un sudatissimo primo David di Donatello per Jasmine Trinca, a fronte di ben sette candidature, che col suo Fortunata supera le performance altresì notevoli di Paola Cortellesi (Come un gatto in tangenziale), Valeria Golino (Il colore nascosto delle cose), Giovanna Mezzogiorno (Napoli Velata), Isabella Ragonese (Sole cuore amore).

David speciale «a una donna speciale», come suggerito da Carlo Conti: il Premio Oscar Diane Keaton, che non ha tardato anche lei ad elogiare il nostro cinema prima di conferire il Premio al Migliore Attore Protagonista:  Renato Carpentieri, anche lui come Montaldo per La Tenerezza di Amelio, rendendosi successivamente protagonista di uno dei ringraziamenti più sentiti della serata: «La tenerezza è una virtù rivoluzionaria». A competere nella short list altri quattro interpreti d’eccezione: Antonio Albanese (Come un gatto in tangenziale), Nicola Nocella (Easy – un viaggio facile facile, opera prima di Andrea Magnani), Alessandro Borghi (Napoli Velata) e Valerio Mastandrea (The Place). Non ha smesso di sorprendere Nico, 1988, che dopo la statuetta per il miglior script originale, ottiene anche il Miglior trucco per Marco Altieri, Migliore Acconciatura, per la sorella Daniela Altieri, entrambi al loro primissimo David, e per finire Miglior Suono.

Sincero tripudio per il Miglior Regista: dopo il clamore alla Quinzaine de Réalisateures di Cannes 2017, torna al successo Jonas Carpignano, che, introdotto da Pierfrancesco Favino, suo “ex collega” di set, come simpaticamente ricordato dal cineasta (anni or sono portava a lui il caffè durante le pause), ha così consacrato lo spessore di un lungometraggio, A Ciambra, sua seconda fatica, destinato ora più che mai a dilatare il nostro immaginario. Il giovane trentaquattrenne italo-americano convince più dei Manetti Bros (Ammore e Malavita), Gianni Amelio (La Tenerezza), Ferzan Özpetek (Napoli Velata) e Paolo Genovese (The Place).

Restando in tema opere seconde, fa rallegrare anche il premio alla Migliore sceneggiatura non originale a Fabio Grassadonia e Antonio Piazza per Sicilian Ghost Story, anche loro protagonisti della Croisette per aver lanciato la Settimana della Critica con la loro pellicola: «Col nostro film abbiamo ricordato Giuseppe Di Matteo, vittima della mafia, la cui memoria era stata dimenticata. Lo abbiamo fatto prendendoci dei rischi. D’altronde ci piacciono i sogni, ci piace prendere strade a volte oniriche. Ringraziamo per questo i produttori per averci sostenuto in questo percorso e Rai Cinema per la fiducia». Ha poi continuato a stupire A Ciambra, incassando anche la statuetta al Miglior Montatore (Alfonso Gonçalves), che ha ringraziato caldamente Carpignano per l’opportunità concessagli.

Altra significativa sorpresa è stata quella di Gatta Cenerentola, folgorante adattamento d’animazione dell’omonima fiaba, che si è visto trionfare in qualità di Miglior Produttore e Migliori Effetti Digitali. A prevalere nella categoria Miglior documentario è stata Anselma Dell’Olio per La lucida follia di Marco Ferreri, mentre il David Giovani è stato assegnato a Francesco Bruni per Tutto quello che vuoi. Vince il David come miglior cortometraggio Alessandro Grande per il suo secondo lavoro Bismillah. La neo Presidente della Fondazione Accademia del Cinema Italiano Piera Detassis ha infine accompagnato la chiusura della cerimonia, annunciando i premi ai migliori film europei e stranieri (The Square e Dunkirk) e, naturalmente, il David al Miglior Film: Ammore e Malavita dei Manetti Bros. Vince il genere, vince la diversità. Il tutto in perfetta sintonia con quanto proferito dalla stessa Presidente: «Vedo un cinema diverso. Siamo una grande fotografia di quello a cui io più tengo, la diversità. Il mio ringraziamento va alle donne e agli uomini del cinema italiano che hanno riempito la mia vita».

di Francesco Milo Cordeschi

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