MONSTER di Patty Jenkins (2003)

Monster dimostra che il confine che separa buono e cattivo, bello e brutto, non è poi così netto e che tra il nero e il bianco c’è una moltitudine di colori. La regista, Patty Jenkins, gioca molto con questi concetti opposti, ribaltandoli e invertendoli.

In primo luogo, lo fa con Charlize Theron (che si aggiudicherà l’Oscar per questa encomiabile interpretazione), icona di bellezza qui completamente trasformata per assumere le sembianze di Aileen Wuornos, serial killer condannata a morte e poi giustiziata nell’ottobre 2002.

È lei il mostro cui si riferisce il titolo, ma questo appellativo stona con il personaggio che Patty Jenkins ci mostra, cioè quello di una donna capace di compiere brutali omicidi, ma anche di amare profondamente. Non che l’amore possa giustificare determinati comportamenti.

La regista condanna Aileen e porta anche noi spettatori a condannarla, mostrandoci due scene in particolare: l’omicidio a sangue freddo del poliziotto sposato con una donna disabile, ma soprattutto l’omicidio/esecuzione dell’uomo che, nel finale, le dà un passaggio e le offre il suo aiuto sincero.

La Jenkins ci offre un ritratto molto complesso e sfaccettato della serial killer. La sua storia viene raccontata dalle immagini e dalla voice over della protagonista, che ci permetterà di scoprire in particolare i retroscena della sua terribile infanzia. Un’infanzia che però non vediamo mai, a eccezione di alcune immagini iniziali.

Infatti, la Wuornos ci viene mostrata solo da adulta, dall’incontro con Selby (ben interpretata da Christina Ricci) fino al suo arresto e alla condanna a morte. Al centro della narrazione tuttavia non c’è il mostro, ma l’amante, la donna che riscopre in Selby la voglia di vivere, il bisogno di amare ed essere amata. Aileen fa di tutto pur di prendersi cura della sua fidanzata. È mossa da un sentimento sincero e travolgente, che non si estinguerà neanche quando Selby testimonierà contro di lei in tribunale.

Monster è un’opera prima di una maturità sorprendente. La regista sa dipingere un personaggio diverso da quello che lo spettatore si aspetta, non si concentra sull’intera biografia della Wuornos né solo sulla serial killer, ma ci offre il lato umano e sentimentale della donna.

La storia tra Aileen e Selby arriva con forza allo spettatore, che si lascia travolgere dalle emozioni. Patty Jenkins si mostra molto abile nel mettere in scena complessi personaggi femminili e confermerà il suo talento nel suo secondo lungometraggio, Wonder Woman (2017, con Gal Gadot), a mio parere il miglior film del DC Extended Universe.

di Alice Romani