L’inizio di una carriera trionfale: Martin McDonagh e la sua opera prima

Martin McDonagh, nonostante la sua esigua filmografia (tre soli lungometraggi, dal 2010 a oggi), sta avviando una rapidissima e strabiliante scalata verso il successo internazionale. Il suo ultimo film, “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”, non solo ha ricevuto ampi consensi da pubblico e critica, ma ha letteralmente sbancato in alcuni fra i più prestigiosi festival cinematografici, dai Golden Globes ai BAFTA, nei quali gli è stato assegnato il premio come miglior film drammatico e miglior film dell’anno.

La sua visibilità è garantita anche agli Academy Awards di quest’anno, dove sarà in lizza per diversi premi, fra cui quello come miglior film e miglior sceneggiatura originale. Ma qual è l’opera prima di questo giovane e talentuoso regista? Di certo McDonagh non immaginava che sarebbe arrivato a misurarsi con mostri sacri del cinema come Del Toro o Paul Thomas Anderson quando cominciò le riprese di “In Bruges-La coscienza dell’assassino” (2008). Questo il suo debutto alla regia cinematografica, dopo una brillante carriera come regista e sceneggiatore teatrale. A metà fra thriller e Dark comedy, il film è una piccola perla del suo genere. Le tragicomiche avventure di due serial killer (Colin Farrell e Brendan Gleeson) sullo sfondo della splendida cittadina belga di Bruges sono esaltate da una regia brillante e da una ancor più brillante sceneggiatura, condita da battute graffianti in perfetto stile tarantiniano, con qualche tocco pulp che in questo caso non stona affatto.

Al tutto fa da cornice Bruges, con la magia dei suoi canali e delle casette in pietra.
Tutti i “marchi di fabbrica” del regista, come la pungente ironia, il gusto per il pulp, il continuo oscillare fra thriller, dramma e commedia demenziale sono già presenti nel suo esordio e caratterizzano anche i suoi due film successivi, da “Sette psicopatici” a “Tre manifesti a Ebbing” che, per ora, costituisce la summa della sua poetica. Ma che altro ci riserverà McDonagh nei prossimi anni? Non resta che aspettare e, nel frattempo, augurarsi che anche gli Academy Awards gli possano rendere giustizia.

di Giulia Losi

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