DISAPPEARANCE di Ali Asgari (2017)

In una gelida notte, a Teheran, una ragazza, in preda a una vistosa emorragia, si reca in un pronto soccorso per chiedere assistenza. A suo dire, è stata stuprata. In realtà, la ragazza ha perso la verginità. Infatti, quello che, inizialmente, si presenta agli infermieri come suo fratello, si scoprirà invece essere il suo amante.

Vergogna e timore sembrano non dar tregua alla coppia, che peregrina di ospedale in ospedale nella speranza che qualcuno possa prestar loro aiuto, all’insaputa delle rispettive famiglie. Dopo il lungometraggio corale In the Same Garden (2016), Ali Asgari giunge finalmente al suo primo film da unico autore, “Disappearance”, collaborando per la settima volta con la sceneggiatrice Farnoosh Samadi.

I due si erano già imposti sul panorama europeo e internazionale col cortometraggio Il silenzio (2016), nominato a Cannes per la Palma d’Oro e clamorosamente escluso dalla cinquina dei David di Donatello. Per questo importante esordio registico tornano a raccontare una storia intima, privata e al contempo universale nell’Iran di oggi.

Un Iran ben lontano da quello che si conosce, dove le avanguardie tecnologiche e la proliferazione di internet e smartphone sembrano sempre più aprire a un futuro moderno, ma dove i diritti individuali trovano ancora diversi intralci. Una discrepanza che va a inficiare tanto le singole condizioni umane quanto le interrelazioni.

La regia è delicata e discreta, al punto da saper restituire tutto ciò con mirabile pregio: fin dal bellissimo piano sequenza iniziale, dove, oltre alla protagonista, vanno pian piano a inserirsi altri personaggi. Soluzione, quest’ultima, che sottintende un coinvolgimento collettivo in un dramma personale.

L’incomunicabilità e l’irrigidimento dei rapporti sono, inoltre, perfettamente resi da uno scenario urbano freddo e opaco, che Asgari elegge con bravura a co-protagonista. Come suggerirebbe lo stesso titolo, è un film sulla “sparizione”, intesa anche come disgregazione morale ed emotiva del singolo.

Si vive nell’angoscia di poter sparire, come quando la ragazza sospetta di essere stata abbandonata, e si finisce per sparire davvero. Un’opera prima che fa bene al cinema iraniano e non solo. Significativa, più che mai, la sua presenza nella sezione Orizzonti di Venezia e in altre importanti vetrine estere, dove continua tuttora a riscuotere ampi consensi.

di Francesco Milo Cordeschi