ASINO VOLA di Marcello Fonte e Paolo Tripodi (2015)

, Opere Prime

Maurizio, affermato direttore d’orchestra, prima di andare in scena in un importante spettacolo, rivive in un flashback lungo tutto il film la sua infanzia e, più precisamente, il periodo in cui la musica è entrata nella sua vita e gli ha fatto capire che quella sarebbe stata la sua strada.

Maurizio, all’epoca, ha sette anni e vive con i genitori contadini in una zona molto povera della Calabria. È un bambino pieno di curiosità e determinazione, che combatterà contro tutto e tutti, con in mano solo un vecchio tamburo e la voglia di farcela.

L’opera prima di Marcello Fonte e Paolo Tripodi è un racconto di formazione che ci viene presentato come una fiaba, come se avessimo aperto un vecchio libro. Dentro, però, non ci troviamo principesse e streghe cattive, ma un bambino intraprendente, abituato ad arrangiarsi e a giocare con la fantasia.

Visto che nelle fiabe tutto è possibile, i due registi hanno pensato bene che il piccolo Maurizio avesse bisogno di un amico molto speciale: l’asino Mosè, cui dà voce Lino Banfi. Questo asino parlante è l’unico vero amico del protagonista e l’unico che ne conosca i pensieri e i sentimenti più nascosti. ’Ngiulina è una gallina, anche lei parlante e doppiata da Maria Grazia Cucinotta, che fa invece la parte della sorellastra antipatica e dispettosa.

Asino vola è un film dal grande potenziale, ma, forse per l’inesperienza dei registi o le troppe idee che non sempre riescono ad amalgamarsi, non riesce a coltivarlo fino in fondo. La sceneggiatura è degna di nota perché coniuga uno spaccato di vita contadina e di paese degli anni ’70 con la leggerezza e al tempo stesso la tenacia che, nonostante le condizioni di vita difficoltose, dimostra di possedere il protagonista.

Molto buona la recitazione degli attori e un plauso particolare al piccolo Francesco Tramontana, che interpreta Maurizio in maniera perfetta. La scelta di far parlare i personaggi in dialetto calabrese è sicuramente funzionale a rendere il tutto più realistico e popolare ma, per chi non è calabrese, diventa un vero problema riuscire a capire tutto quello che viene detto. Questo rischia di rendere il film inadatto a un mercato di più ampio respiro. Carina la scelta di ovviare in alcuni momenti a questo problema con dei sottotitoli figurati, che traducono in vignette ciò che i protagonisti stanno dicendo.

Il regista Marcello Fonte sceglie di interpretare ben quattro personaggi all’interno della storia e, se per tre di questi la scelta può essere comprensibile, la sua interpretazione del vecchio Don Lauro, il fondatore della banda, non funziona. Il trucco non è riuscito a invecchiare abbastanza il giovane regista e questo rende il personaggio una macchietta.

Il film è una storia semplice e delicata, che non vuole puntare sui colpi di scena ed è proprio per questo che alcuni cliché e personaggi troppo caratterizzati ne rovinano un po’ la poeticità. Ciononostante, il prodotto è tutt’altro che deludente e si dimostra un’ottima prima prova per i due registi.

di Silvia Festini Battiferro