ONE OF THESE DAYS di Nadim Tabet (2017)

One of These Days, opera prima del regista libanese Nadim Tabet, proiettata nell’ambito della XII edizione della Festa del Cinema di Roma, presenta con puro realismo uno spaccato di mondo, nello specifico la Beirut in guerra.

La storia segue le vicende di una giornata come tante di un gruppo di giovani adolescenti. Yasmina scappa all’alba di un giorno qualunque da un centro di recupero per tossicodipendenti per tornare in città dove incontrerà Maya, la sua migliore amica, che combatte con il senso di inferiorità che prova rispetto alle sue compagne che hanno già tutte quante perso la verginità.

L’incontro con Yasmina, ragazza controversa, problematica, ma dal carattere forte, risveglierà in Maya ancor di più il desiderio di varcare quella soglia, che per le adolescenti assume quasi la forma di un traguardo, di una conquista.

Nella stanza accanto, il fratello maggiore di Maya, Fuad, studente universitario, ha il cuore spezzato. È stato da poco lasciato dalla ragazza e per riconquistarla si interessa di marxismo, politica e attualità. Yasmina, quel giorno, incontrerà anche Rami, giovane musicista di cui è ancora innamorata. Tra loro è finita mesi prima, quando lei è stata mandata in comunità. Molte cose sono cambiate nel frattempo: tra le tante, la guerra si avvicina sempre più alla capitale libanese.

Il racconto di Tabet non dà spazio a moralismi e retorica, né ha il fine di raccontare la guerra in sé. La bellezza del film è proprio nella naturalezza con la quale questi giovani adolescenti continuano a vivere il loro piccolo, difficile, quotidiano. Sono i figli di un paese lontano dall’occidente, ma dove l’occidente è approdato da tempo con il suo rock, i locali notturni e gli smartphone.

Crescono, sognano, sbagliano come noi e non c’è nessun “ma”: guerra o non guerra, i giovani di Beirut tra una manifestazione e un posto di blocco ballano, si divertono e fanno l’amore. Il gruppo di ragazzi protagonisti del film, inoltre, apre un secondo livello di riflessione sul problema generazionale dei giovani di oggi: schiavi di modelli spesso sbagliati, schiavi della moda e della tecnologia, cercano nelle droghe o nell’alcool la valvola di sfogo di un mondo apatico, che ormai è inutile tentare di cambiare.

La visione si regge su un delicato equilibrio, tra l’osservare una quotidianità a noi familiare e la sensazione che qualcosa di terribile e catastrofico stia per accadere. Forse proprio il fatto che questo “qualcosa” non accada è la trovata più interessante del film: oggi è stato come ieri, ieri come l’altro ieri, domani si vedrà: la vita va avanti.

di Daria Marcon