COUNTRY FOR OLD MEN di Stefano Cravero e Pietro Jona (2017)

, Opere Prime

Country for Old Men, documentario italiano firmato da Stefano Cravero e Pietro Jona, racconta la storia di un’America trasferitasi altrove. Il film, aprendosi con un’inquadratura all’interno dell’abitacolo di una macchina, ci trasporta fin da subito nella storia. Una storia entusiasmante, anche se con note malinconiche, in cui le vite che vengono spiate dalla macchina da presa sono quelle di anziani stanchi di un’America ormai troppo diversa da quella che avevano sognato.

Quella che, infatti, desta l’attenzione dei due registi è la comunità americana di anziani rifugiatasi a Cotacachi, in Ecuador, che, come dice nel film uno degli anziani stessi, ricorda un po’ la comunità di rifugiati di Casablanca. Se nel film di Curtiz abbiamo a che fare con una località in cui i rifugiati politici riescono a vivere tranquilli, a Cotacachi abbiamo a che fare con una località dove a “rifugiarsi” è un altro tipo di immigrato: il rifugiato economico.

Gli anziani che il documentario segue, tra interviste e spaccati di vita quotidiana, ci raccontano, infatti, del loro viaggio verso una terra nuova, lontana da casa, nella speranza che questa possa permettere loro di poter finalmente soddisfare quell’American Dream che negli Stati Uniti si è dimostrato paradossalmente irraggiungibile.

Partiti senza troppe aspettative e con la voglia di non tornare, tutti gli intervistati del film sono orgogliosi e contenti di potersi mostrarsi alle telecamere, mentre vivono la propria vita in condizioni così agiate, grazie al basso tasso di criminalità e al basso costo della vita in Ecuador.

Sebbene Jona e Cravero ci mostrino come i protagonisti della pellicola siano coinvolti giornalmente in attività destinate alla loro integrazione nel Paese, la maggior parte degli anziani trasferitisi a Cotacachi preferisce spendere il proprio tempo al riparo dal mondo esterno, restando chiusa nella propria abitazione protetta da muri, inferriate e sistemi d’allarme.

La sintassi del film non fa altro che sottolineare questo contrasto: bellissimi campi lunghi si susseguono qua e là e ritraggono una cittadina all’imbrunire dove la vita urbana, certo molto tranquilla, corre comunque frenetica tra le strade del tempo, mentre delle inquadrature strette sulle case degli anziani ci ricordano la loro condizione di sicurezza e immobilità volontaria.

Lo spaccato quotidiano sulla vita di questa comunità americana è, dunque, molto significativo e quasi metaforico, a tal punto che diventa lecito chiedersi a quale scopo cambiare la propria vita, se si finisce poi per viverla in modo piatto e monotono.

Tuttavia, gli anziani di Country for Old Men fuggono dall’America proprio per potersi godere gli ultimi giorni della loro vita in una condizione di tranquillità e agiatezza, nella quale poter soddisfare il famoso “sogno americano”.

di Matteo Memè