2017, un anno da dimenticare: – 46% di spettatori in sala

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Si è da poco concluso il 2017, un anno davvero nero per il cinema italiano. Secondo i dati Anica, i titoli nazionali usciti in sala hanno incassato circa 89 milioni di euro in meno rispetto al 2016, per una diminuzione del 46% dell’affluenza di pubblico nelle sale. I dati parlano chiaro: si tratta della quota italiana al box office peggiore degli ultimi quattro anni.

Questi dati sono riscontrabili anche negli esiti al box office delle opere prime italiane di quest’anno. Nonostante sia stato un anno particolarmente florido per gli esordi cinematografici, questi hanno generalmente registrato una quota di affluenza relativamente bassa in sala. Cuori puri, l’opera prima di De Paolis, che si è aggiudicata il primo posto fra gli esordi più premiati del 2017 (partecipazione a ben 63 festival e 14 premi collezionati in totale), ha incassato 140mila euro e 54,9mila euro nel primo fine settimana di programmazione.

Un incasso piuttosto basso, se paragonato a La ragazza nella nebbia di Donato Carrisi, che con i suoi 3,6 milioni di euro, ottenuti in cinque settimane di programmazione, si è classificato come l’esordio dell’anno di maggior successo al box office.

Bisogna, però, tenere in considerazione che Cuori Puri è uscito in sole 50 sale in tutta Italia: un fattore che fa capire come, in realtà, l’affluenza di pubblico non sia stata così ridotta, soprattutto se si considera anche la copertura mediatica relativamente scarsa, che ha accompagnato l’uscita del film.

Altro esempio significativo è quello di Manuel, opera d’esordio di Dario Albertini. Nonostante abbia ricevuto moltissimi riconoscimenti a livello internazionale e sia stato presentato per la prima volta alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Cinema in Giardino, non ha ancora una distribuzione nelle sale italiane.

Si tratta di dati che fanno riflettere: molti film italiani, che vengono tra l’altro apprezzati in ambito festivaliero, non hanno un’ampia distribuzione nelle sale e non vengono supportati da una copertura mediatica che possa sostenere la concorrenza del cinema estero, soprattutto americano. A questo si aggiunge l’enorme diffusione che stanno avendo le piattaforme di video on demand, come Netflix o Amazon Prime, che forniscono un’ampia scelta di film da vedere nella comodità di casa propria.

Se da una parte è necessario chiedere un maggior “impegno” allo spettatore, sia nell’informarsi sull’uscita di opere nostrane sia nel recarsi al cinema, dall’altra servirebbe dare maggiore visibilità a tutti i prodotti italiani e nutrire una maggior fiducia verso il pubblico, perfettamente in grado di andare oltre la ridondanza dei cinecomics e del 3D per apprezzare anche qualcosa di nuovo e fresco.

di Giulia Losi