IN UN GIORNO LA FINE di Daniele Misischia (2017)

, Opere Prime

Presentata in agosto al FrightFest di Londra e a novembre alla Festa del Cinema di Roma, l’opera prima di Daniele Misischia, In un giorno la fine, è uno zombie movie all’italiana, che rimpolpa le fila del tanto celebrato cinema di genere.

Protagonista è Claudio Verona (Alessandro Roja), un businessman narcisista e senza scrupoli, che si ritrova intrappolato nell’ascensore del palazzo dove lavora. Se, all’inizio, l’unica preoccupazione sembra essere il ritardo all’importante appuntamento che lo attende qualche piano più in alto, ben presto Claudio si renderà conto che dall’esterno giungono notizie non proprio rassicuranti e ben più importanti del suo impegno lavorativo.

Nella Capitale, infatti, sta dilagando una virulenta epidemia in grado di trasformare le persone in famelici zombi. Da trappola, quindi, l’ascensore si trasforma in salvifico rifugio. Claudio non può uscire, ma questo significa che nemmeno gli zombi possono entrare.

Prodotto dai Manetti Bros. (Marco regala anche la sua voce al tecnico dell’interfono dell’ascensore) insieme a Rai Cinema, l’esordio di Daniele Misischia approderà in sala nell’estate 2018, distribuito da 01. L’ambiziosa sfida di ambientare, quasi interamente, il film all’interno di un’unica angusta location non è, purtroppo, del tutto riuscita e, più di una volta, si ripetono situazioni già viste.

Ciononostante, risulta potente la suggestione derivante dal non vedere il diffondersi dell’epidemia per le strade della città, soprattutto perché lo spettatore non fatica a immaginare la zombizzazione collettiva come naturale, se non inevitabile, approdo ed evoluzione di una città già di per sé caotica e delirante, come Roma.

Interessante, per quanto prevedibile, è anche lo sviluppo del protagonista. Claudio, uomo cinico e ormai quasi del tutto incapace di compiere gesti umani ed empatici, si ritrova improvvisamente circondato da non morti, esseri ben più famelici di lui. I ruoli della società, quindi, si ribaltano e lo squalo si ritrova preda. Nella sua solitaria lotta per la sopravvivenza, bloccato in pochi metri quadrati, (mentre al di fuori di quel microcosmo protetto dilaga il contagio) Claudio compie, nel paradosso dell’isolamento, un percorso di riconnessione col mondo, con le persone a lui care e con sé stesso.

Misischia, già autore di diversi cortometraggi e di una serie, Panopticon, aveva pronta nel cassetto già da tempo la sceneggiatura di In un giorno la fine. Il fortunato incontro con Marco e Antonio Manetti gli ha permesso di trovare due interlocutori attenti e propositivi, con i quali è stato possibile instaurare un rapporto di reciproca fiducia, che ha fatto sì che la sua opera prima vedesse la luce.

In attesa di conoscere la risposta del pubblico in sala, il finale aperto di In un giorno la fine lascia presagire che sia tutto pronto per un eventuale sequel, nel quale Claudio Verona e la sua ritrovata umanità dovranno tentare di sopravvivere al di fuori del guscio protetto dell’ascensore.

di Camilla Di Spirito

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