GUARDA IN ALTO di Fulvio Risuleo (2017)

, Opere Prime

Proiettato di recente nell’ambito della 42ª edizione del Laceno d’oro, storico festival irpino, e già passato per la XII Festa del Cinema di Roma, Guarda in alto costituisce l’esordio nel lungometraggio del ventiseienne regista romano Fulvio Risuleo.

Diplomatosi al CSC, Risuleo si era già fatto notare sul prestigioso palcoscenico del Festival di Cannes con i cortometraggi Lievito Madre (2014) e Varicella (2015). Dopo aver pubblicato il suo primo fumetto, Pixel, e dopo aver realizzato, nel corso di un soggiorno parigino, l’esperimento di Reportage Bizarre, il giovane regista romano si è cimentato nella sua opera prima.

Protagonista è Teco (Giacomo Ferrara), garzone di un fornaio che, salito sul tetto per una pausa sigaretta, vede un gabbiano compiere una strana traiettoria di volo, prima di precipitare poco lontano. La curiosità lo spinge a non tornare a lavoro, bensì ad andare alla ricerca di quel gabbiano, lanciandosi in un’inaspettata avventura sui tetti di Roma.

Ferrara, noto ai più per l’iconico ruolo di Spadino in Suburra – La serie, interpreta qui un personaggio completamente diverso. Teco è un bambino cresciuto, che conserva uno sguardo leggero e incantato sulla realtà che lo circonda. “Un esploratore dei tetti”, così viene definito nel corso del suo viaggio, a sottolineare la sua natura curiosa e intraprendente.

Questa sua attitudine esistenziale si trasforma, col procedere della storia, in exemplum e sprone per lo spettatore, a cui il titolo stesso del film rivolge un invito ben preciso. Guarda in alto è un imperativo giocoso, che esorta il pubblico a prendere la vita con più leggerezza, a riscoprire la capacità di meravigliarsi, lasciandosi sorprendere e travolgere dall’irruzione dell’inaspettato nel quotidiano.

Prodotto da Revok e Rai Cinema, l’esordio di Risuleo è ambientato nell’arco di una sola, magica giornata e riesce ad adottare e mantenere un curioso equilibrio tra assurdo e verosimile, nel susseguirsi di incontri bizzarri (tra cui quello con l’anziano e solitario apicoltore Baobab, interpretato da Lou Castel) e avvenimenti curiosi. Come il protagonista Teco, anche Risuleo si autodefinisce un esploratore, uno sperimentatore sempre pronto ad affrontare nuove sfide.

La stessa preparazione di Guarda in alto è stata una sfida, a partire dalla ricerca delle location ideali. In questa indagine, Risuleo ha preferito non affidarsi a un location manager, che solitamente lavora con posti già noti, ma ha chiesto aiuto a Bartolomeo Pampaloni, giovane documentarista, autore di Roma Termini, che ha visionato più di 150 tetti, prima di trovare quelli più adatti alle riprese.

D’altra parte, l’invito agli spettatori a cambiare prospettiva e a ritrovare uno sguardo curioso e puro non poteva che partire, in primis, dallo stesso approccio dell’autore. Per usare le parole di Albert Einstein: «Chi non è più in grado di provare né stupore né sorpresa è, per così dire, morto; i suoi occhi sono spenti». E Guarda in alto ci esorta a far sì che il nostro sguardo sul mondo non si spenga mai.

di Camilla Di Spirito