Intervista a Roberto Nisi, Direttore Artistico del Corto Dorico Film Festival

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  • Il programma di quest’anno è stato molto ricco. Si è passati dalla valorizzazione di nuovi registi a laboratori di formazione e informazione cinematografica. Si sono trattate diverse tematiche, come la rivalutazione della cultura cosiddetta “background” e hip hop. C’è, però, un minimo comun denominatore con cui poter definire l’ultima edizione del Corto Dorico? C’è qualcosa che ha legato tutte queste iniziative collaterali?

Inizialmente sono partito dall’ispirazione di Daniele Ciprì, con cui collaboro, dedicata all’immaginario. Da lì abbiamo cercato di coniugarlo nelle sue forme più varie, lavorando sul sociale e sulla formazione dei giovani. Abbiamo, quindi, cercato di unire attività e anime diverse tra loro all’interno di un unico festival. Seguendo sempre la linea guida dell’immaginario, abbiamo cercato di portare il cinema in diverse realtà, come si faceva una volta, con uno sgabello portato da casa. Il cinema come ricostruttore di un immaginario. Abbiamo voluto portarlo anche nei quartieri dove la gente normalmente non va in sala. Da lì, infatti, è nata la voglia di muovere un discorso più ancorato al sociale, usando anche il linguaggio delle comunità, dal rap all’hip hop e non solo.

  • Rispetto alle scorse edizioni cosa pensi ci sia stato in più?

Beh, intanto spero di aver dato un senso a cose che già c’erano. Sicuramente una delle più grandi novità è stato il concorso di lungometraggi Salto in Lungo, finalizzato alla distribuzione. Parliamo di una sezione che già esisteva, ma che non aveva ancora trovato una sua vera identità. Da sempre Salto in Lungo dedicava uno sguardo ai nuovi autori del nostro cinema, personalità che venivano dal corto e che erano arrivate finalmente a fare la propria opera prima, pur non godendo però di una loro distribuzione. Alla Giuria Giovani, quella che decretava il vincitore tra i film in lizza, quest’anno ancora più forte delle scorse edizioni, ho voluto anche trasmettere l’idea del “sistema cinema”: cosa c’è dietro quest’arte? Gli studenti hanno cercato di scoprirlo, ragionando personalmente con gli esercenti. Parliamo, quindi, di un percorso a mio giudizio del tutto inedito. Abbiamo solidificato quel che già c’era e lo abbiamo implementato con nuovi elementi.  

  • Il festival ha ormai ampiamente superato il decennale, consolidando sempre più una sua piccola tradizione. Cosa è rimasto dei primi anni? In cosa si vede lo spirito originario del Corto Dorico?

Quello che io spero si possa ancora percepire è il rapporto con gli autori. La mia speranza è che gli autori possano continuare a venire qui, venendo accolti da un gruppo di volontari nel piacere di stare insieme e di poter parlare di cinema. Non è un festival classico, fatto di semplici eventi. Questo lo si può intuire già da come si sono mossi i nostri principali ospiti: Elio Germano non ha fatto alcuna passerella, è stato in una classe a parlare con degli studenti per quasi dodici ore. Ha fatto altrettanto il secondo giorno con gli studenti universitari. La volontà è quella di stare a contatto con chi fa cinema.

  • Nel corso di uno dei tuoi interventi insistevi sul fatto che esiste una differenza ben notevole tra cinema e immaginario. Di fatto, come hai già detto, uno dei principali scopi che quest’anno il festival si proponeva era quello di riesplorare l’immaginario. A tuo parere in cosa l’immaginario può rinnovarsi e quanto può ancora donare al cinema?

L’immaginario è qualcosa che ognuno porta dentro di sé. Viene da quello che mangiamo e assorbiamo. Dalla prima immagine che vediamo appena nati fino alle persone che siamo nell’oggi. È tutto ciò che portiamo dentro di noi. E chiunque, anche chi non fa cinema, può propagarlo nel mondo. Credo, però, che chi fa cinema ha il dovere immenso di usare il proprio immaginario non tanto per cambiare il mondo, quanto per immettere una forza nella società. Ogni media ha una sua forma e ognuno, a sua volta, può crearla. L’immaginario non può subire mediazioni ed essere accondiscendente a tutto, non può essere democratico (inteso per tutti). È la tua creatività espressa per immagini. È figlio di un’identità che può rendere ancora ricco il cinema. È anche vero che il sistema dietro l’arte di oggi non ti permette di sperimentare appieno il tuo immaginario. Lo stesso Daniele Ciprì si chiedeva: è ancora possibile avere un proprio immaginario e procrearlo, portandolo sullo schermo?

  • Tu vivi in America e hai lavorato prevalentemente all’estero in questi ultimi anni. Cos’hai portato delle tue esperienze maturate fuori qui da noi?

Il mio immaginario. Io rubo ovunque. Vado nei cinema, nei musei, parlo con le persone, leggo e sono curioso di tutto ciò che sta cambiando. Sono interessatissimo della nuova tecnologia e di scoprire se esistono davvero nuovi mezzi narrativi. Nuovi modi per poter creare. Quello che assorbo mentre viaggio sono esperienze nei festival e in qualsiasi altro luogo di cultura. Ho cercato sempre di capire se esistono cose che possono essere applicate anche in un loro territorio diverso, come nel caso del nostro Corto Dorico.

  • A scegliere i vincitori del concorso Salto in Lungo, come già hai anticipato, è stata un Giuria Giovane, guidata da circa cento studenti delle scuole superiori di Ancona, che quest’anno ha premiato “Il vangelo secondo Mattei” del duo Andrisani e Zullino. C’è una ragione dietro questa scelta? Che messaggio si voleva dare, offrendo a dei giovani un’opportunità simile?

È stata una sfida anche per loro, sono il pubblico che si sta formando. Non è il semplice pubblico del presente, ma anche quello del futuro. Sono ragazzi che vanno al cinema e che non sempre vedono prodotti mainstream. Ne ho conosciuto per esempio uno che ama Ruggero Deodato, quest’anno nella nostra giuria ufficiale. Sono ragazzi curiosi e il mio scopo era quello di invogliarli ad assorbire immaginari che non conoscevano. Immettergli un germe creativo senza alcun paternalismo. Le loro sono state, infatti, scelte compiute in totale libertà, dopo aver anche conversato con i professionisti del settore. Delle vere e proprie occasioni di confronto e conversazione con chi fa cinema e con chi vive ogni giorno in questa industria. I ragazzi sono oggettivamente la voce e lo spazio di questo spettacolo. Oltretutto, considero fondamentale per un’arte come il cinema la libertà di poter scegliere.

  • Infatti quello su cui riflettevo è che per loro è stata una grande opportunità, ma anche una grande responsabilità. Il film vincitore del concorso viene anche distribuito con una piccola rete nazionale.

Sì, la Regione Marche assieme a UCCA sosterrà il film assieme al denaro dato da Corto Dorico. La giuria è guidata da ragazzi e il lungometraggio ad aver vinto Salto in Lungo è un’opera scelta da dei ragazzi. Se ha convinto loro ed è arrivato a loro, bisogna assolutamente cercare di motivare il prodotto verso nuovi orizzonti.

  • Qual è il grande proposito per il prossimo anno? A cosa vuole arrivare il Corto Dorico?

Secondo me, deve costruire sulla base di quello che quest’anno si è messo insieme. Ogni anno il Corto Dorico è stato un crescere, un maturare, un dare senso alle cose che si fanno. Un festival esiste perché ha un senso. Compie delle azioni, crea dei progetti che creano senso e propagano un senso. Per cui lo scopo è continuare a costruire su quello che abbiamo, man mano, consolidato. Secondo me un festival, qualsiasi festival, deve proseguire in questa direzione. Le cose si sono strutturate bene, ora bisogna crescere ancor di più. Ingmar Bergman diceva: «Non c’è io senza tu». Dietro a me e Ciprì, esiste un gruppo di persone senza cui tutto questo non sarebbe possibile. Senza quel gruppo non esisterebbe questo festival. Il Corto Dorico esiste soltanto perché esiste un gruppo, che va al di là di me, dei miei gusti e delle mie scelte. Noi seminiamo dei pensieri, ma il gruppo è quello che ne dà davvero un senso.  

di Francesco Milo Cordeschi

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