2557 di Roderick Warich (2017)

Nel 2007 usciva il secondo disco della band canadese Arcade Fire, intitolato Neon Bible. La traduzione della canzone che dà il titolo a questo piccolo gioiello dell’indie rock recita: “Una fiala di speranza e una fiala di dolore/ sotto la luce hanno lo stesso aspetto/ riversate nel mondo su ogni ragazzo e ragazza/ è la bibbia al neon, la bibbia al neon/ non ci sono molte speranze di sopravvivere”.

Il testo della canzone del gruppo di Win Butler si adatta bene all’opera prima di Roderick Warich, 2557. In una Bangkok del futuro, anche se uguale a quella odierna, due amici tedeschi, tra locali, droghe e amanti del luogo, coltivano il sogno di aprire un ristorante. Il furto del denaro destinato al locale da parte della donna di uno dei due ragazzi darà vita a una spirale di dolore e morte.

Warich, qui alla sua prima prova nel lungometraggio, crea un thriller dilatato rispetto alle forme classiche del genere. Nel buio della città la luce che svelerà i drammi e le sventure dei suoi abitanti è quella dei neon che la animano. Un film di luci e ombre, silenzi e rumore, in cui all’avanzamento della narrazione il regista delegherà il racconto dei ricordi della compagna di un malavitoso e i dispositivi tecnologici di comunicazione, ad esempio Whatsapp.

Le immagini in parallelo scorrono, per lo più, senza dialoghi ricordando, in ambito asiatico, la lezione di maestri come Hou Hsiao-hsien e Wong Kar-wai. Anche se lontana dagli esiti del film, vi è, inoltre, la somiglianza, per l’utilizzo del voice-over, con Badlands di Terrence Malick.

Nonostante la base sia quella del thriller, Roderick Warich eleva la sua opera a canto della morte al neon, in cui questa sarà un’ombra che si erge tra la luce artificiale, un’assenza sempre presente, e nel mostrarla il regista fa sfoggio di una libertà nell’uso del mezzo cinematografico che fa ben sperare per il futuro.

Libertà che forse è la parola migliore per definire la messa in scena di 2557, in cui si alternano ricordi di serate in discoteche a messaggi al telefono, ombre della morte a discorsi a letto tra amanti attraverso immagini che seducono e colpiscono per forza espressiva. 2557 stupisce e affascina e si mostra capace di essere non solo un thriller, ma anche una vera meditazione sulla morte e il suo baratro.

di Alessandro Del Re