35° Torino Film Festival: è tempo di esordi

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Si avvicina sempre più il 24 novembre, data ufficiale di inizio della 35ª edizione del Torino Film Festival, che nonostante gli ingenti tagli al budget del 12,5% (dai 2 milioni e 350.000 euro dello scorso anno ai 2 milioni e 40.000 euro di oggi) tenterà, come sempre, di preservare e consolidare il proprio spirito.

Se da un lato ci saranno meno film (169 invece degli oltre 200 delle scorse edizioni), meno sale e meno Lingotti per la première, dall’altro vanno senz’altro annoverati dei dati pressoché significativi: il ritorno, dopo dieci anni, alla Mole Antonelliana come punto di snodo prediletto della kermesse, le 120 anteprime italiane, europee e oltreoceano (molte delle quali imperdibili come Finding Your Feet di Richard Loncraine, il quale aprirà domani la manifestazione,  Smetto quando voglio – Ad Honorem di Sydney Sibilia, alla sua terza e ultima regia della saga, Final Portrait di Stanley Tucci e The Florida Project di Sean Paker con un Willem Dafoe in stato di grazia) e la sezione AmeriKa, curata personalmente da Asia Argento, che, dopo essere finita sotto i riflettori per le ennesime accuse di molestia rivolte al produttore Harvey Weinstein, si presenterà in veste di guest director del festival, raccontando con cinque titoli da lei scelti e il suo primo lungometraggio finzionale Ingannevole è il cuore più di ogni altra cosa (2004) un’America folle e istintuale, la stessa che, a dir dell’autrice, è stata lo zoccolo duro dell’elettorato trumpiano.

Spazio anche alle retrospettive di spessore con una rassegna esclusivamente incentrata sull’operato di Brian De Palma, considerato da Emanuela Martini l’erede di Alfred Hitchcock, una figura tanto iconoclastica quanto tradizionale nello scenario hollywoodiano anni ’70-’80 (oltre ai film che lo hanno reso celebre, verranno presentati anche cortometraggi, videoclip e documentari in lingua originale con sottotitoli). Da non omettere l’intrigante mole di documentari a sfondo musicale, che spazieranno da Marienne Faithfull a Mick Jagger, da Grace Jones a Julien Temple e Suggs.

Ma il TFF, com’è risaputo, è anche tempo di esordi: sarà di fatto la competizione principale ad animare il grande schermo con 15 opere prime, seconde e terze. Tra queste vanno sicuramente citati gli otto debutti alla regia in lizza per i maggiori riconoscimenti: À Voix Haute, documentario sull’importanza dell’educazione, della francese Stéphane De Freitas; Arpón firmato dal venezuelano Tomás Espinoza, un thriller che ha per protagonisti una teenager ribelle e un preside ligio al decoro del suo stesso istituto; il J-horror nipponico Bamy di Jun TanakaBeast di Michael Pearce, inglesissimo thriller psicologico su un giovane e mite ventisettenne accusato di omicidio; la vita di un’emancipata trentenne londinese Daphne di Peter Mackie Burns; Blue Kids del nostro Andrea Tagliaferri, che, sotto la firma di Matteo Garrone alla produzione, ripercorre il legame morboso e perverso tra un fratello e una sorella; The Scope of Separation di Yue Chen, opera indie cinese che ricalca diversi stilemi della cinematografia statunitense anni ’90 e, per finire, They di Anahita Ghazvinizdeh, che mette in scena una suggestiva storia di formazione sull’identità di genere.

A questi si sommano i titoli disseminati nelle altre categorie. In primis, la sezione dedicata al Torino Film Lab esporrà le cinque opere prime realizzate attraverso il sostegno del suddetto programma: Cargo di Gilles Coulier, Lauri Mäntyvaaran tuuheet ripset di Hannaleena Ha, Messi and Maud di Marleen Jonkm, Pop Aye di Kirsten Ta e Rey di Niles Atalla.

Attesissima, come sempre, la sezione dark della kermesse After Hours, che anche quest’anno ospiterà opere e generi sperimentali e perturbanti, tra cui non poche opere prime: Favola di Sebastiano Mauri, che per il suo primo lungometraggio sceglie una commedia fantastica e surreale sullo sfondo di un’America anni ’50 votata al vizio; The Cured diretto da David Freyne, horror tutto scozzese con Ellen Page già selezionato a Toronto; Kuso di Flying Lotus, che ha già fatta parlare di sé al Sundance Film Festival, dopo un’acclamata presentazione; Most Beautiful Island, film che sigla l’esordio dietro la macchina da presa dell’interprete madrilena Ana Asensio e Revenge, action al cardiopalma con un’altra firma al femminile, la francese Coralie Fargeat, molto apprezzata in passato per il corto fantascientifico Reality +.

Da menzionare, in ultima battuta, i due esordi presenti nella sezione Italiana DOC (‘77 No Commercial Use di Luis Fulvio e Talien di Elia Mouatamid) e 2557 di Roderick Warich nella Sezione Onde. Per ulteriori informazioni vi rimandiamo al sito ufficiale della kermesse www.torinofilmfest.org, invitandovi a seguire con noi ogni aggiornamento.

di Francesco Milo Cordeschi