LA RAGAZZA NELLA NEBBIA di Donato Carrisi (2017)

, Opere Prime

Poter dare concretamente un volto ai propri personaggi e tradurre in immagini ciò che si scrive sulla carta è probabilmente il sogno di tutti gli scrittori. Carrisi è riuscito a farlo al suo esordio cinematografico, portando sul grande schermo il suo libro La ragazza nella nebbia”.

Lo scrittore, e ora anche regista, ha così dato vita a un raffinatissimo thriller che scava profondamente nell’animo umano, portando alla luce i suoi segreti più oscuri e i suoi desideri più reconditi. I veri protagonisti del film, infatti, non sono i personaggi che si muovono sulla scena, ma i mali peggiori della contemporaneità: l’avidità, la megalomania, il narcisismo.

Di tutto questo non può che farne le spese l’innocenza, il cui volto è quello di una bella ragazzina dai capelli rossi, che d’un tratto sparisce. Un fatto pressoché inspiegabile in un piccolo paesino circondato dalle montagne, dove tutti conoscono tutti e, soprattutto, dove tutti sanno tutto. La ragazza, poi, sembra l’esatto contrario dell’adolescente tormentata e piena di problemi: aspira a diventare catechista nella confraternita a cui la sua famiglia appartiene, non ha Facebook e gli unici numeri di telefono nella rubrica del suo cellulare sono quelli della madre, del padre, dei nonni e della migliore amica.

Il caso attira inevitabilmente l’attenzione di un ispettore di città (Toni Servillo), sicuro di sé e, soprattutto, spietato, con alle spalle soluzioni di casi clamorosi. In un mondo fatto di apparenze, dove la verità passa necessariamente attraverso il filtro dei media per manipolare l’opinione dei più, l’ispettore, come un demiurgo, plasma la realtà, fino a far uscire i colpevoli allo scoperto. Ma anche lui, alla fine, dovrà scoprire, a sue spese, che anche le migliori strategie possono essere usate contro chi le ha ideate.

Una trama affascinante, studiata nei minimi dettagli, a cui fa da cornice una regia sapiente, dove momenti contemplativi e riflessivi si alternano a sequenze dal ritmo incalzante, che lasciano lo spettatore con il fiato sospeso, fino allo sconvolgente finale.

La fotografia accentua il clima di oppressione e claustrofobia che si respira per tutto il film, portando il pubblico dentro quello sperduto paesino di montagna, immobile nella nebbia e nel gelo. L’atmosfera richiama quella della letteratura noir nordica, come i romanzi della Lärsson o di Dürrenmatt, accentuando così quel carattere europeo che si percepisce fin dall’inizio della proiezione. Ma non solo: Carrisi attinge a piene mani anche dal cinema, traendo ispirazione dal Lynch di Twin Peaks e dal Fincher di Gone Girl.

Da lodare, infine, la recitazione degli attori, e non solo il cast stellare, da Servillo a Alessio Boni e Jean Reno, ma anche i meno noti.

Un esordio decisamente notevole per questo novello regista, che ha già attirato l’attenzione del grande pubblico (sesto in classifica al box office) e che continuerà a far parlare molto di sé.

di Giulia Losi

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