XII Festa del Cinema di Roma: resoconto finale e i premiati di Alice nella città

Si è chiusa ieri la dodicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica. Un’edizione ricca di eventi, con una selezione ufficiale particolarmente interessante, di ampio respiro internazionale. A sottolinearlo contribuisce, senza dubbio, il premio del pubblico all’acclamato Borg McEnroe dello svedese Janus Metz, realizzato in coproduzione con Danimarca e Finlandia, oltre a vantare come protagonista la star hollywoodiana Shia Lebouf.

L’epico scontro a Wimbledon 1980 fra le due leggende del tennis ha, dunque, raggiunto la consacrazione cinematografica, grazie a un’opera che ha suscitato e senz’altro continuerà a suscitare molto scalpore.

Grande interesse attorno al nuovo film dei fratelli Taviani, grandi maestri del cinema italiano: Una questione privata, adattamento del celebre romanzo di Fenoglio. Rimanendo in ambito italiano, è doveroso menzionare La ragazza nella nebbia, esordio cinematografico dello scrittore Donato Carrisi, che vanta nel cast attori del calibro di Toni Servillo, Alessio Boni e Jean Reno.

Coraggiosa la scelta di Carrisi di cimentarsi, al suo debutto, proprio con un thriller. In questo caso, l’agente speciale Vogel dovrà indagare sul caso di una sedicenne scomparsa in una sperduta cittadina delle Alpi. Indagine che lo porterà a rispolverare un vecchio e scabroso caso di un serial killer, prima di giungere alla soluzione.

Nella rassegna ufficiale non sono, inoltre, mancate altre opere europee come il francese Tout nous sépare di Thierry Klifa, o Valley of Shadows del norvegese Gulbrandsen. I confini continentali sono stati varcati con film statunitensi,  come Stronger di David Gordon Green, fino a giungere in Libano con One of These Days di Nadim Tabet, un racconto della giornata di un gruppo di giovani a Beirut, abituati alla guerra dalla nascita.

Un film che indaga una drammatica realtà con delicatezza, concentrandosi sulle vite di questi ragazzi che, malgrado la tragedia della loro esistenza, si dilettano con la musica e il gioco della seduzione. Si tratta di un’opera che non poteva certo mancare nella rassegna ufficiale, per via della tematica attuale, che induce alla riflessione sulla realtà che ci circonda.

Rimanendo nell’ambito dell’attualità, è doveroso citare Da’wah di Italo Spinelli, che non rientra nella selezione ufficiale, ma è stato scelto da Bernardo Bertolucci per essere proiettato lo scorso sabato al Teatro Studio Borgna. L’opera è ambientata in un collegio indonesiano a rigidissima educazione islamica, un giorno prima della pausa del Ramadan, durante la quale i ragazzi tornano a casa. Un giorno speciale, dunque, che costituisce una sorta di limbo rispetto alla quotidianità.

L’odierna società viene indagata anche nell’ardito, ma decisamente ben riuscito, esperimento di Andrea Mastrovito: NYsferatu: Shympony of a Century. In quest’opera che amalgama alla perfezione disegno, cinema e musica, Mastrovito ha ridisegnato a mano la pietra miliare di Murnau, Nosferatu (1922), rivisitato in chiave moderna e con accompagnamento musicale dal vivo. Il risultato è un suggestivo film d’animazione dai toni particolarmente cupi, ambientato nella New York dei nostri giorni, lacerata dalle tensioni razziali.

Particolare attenzione da parte nostra, verso la sezione collaterale Alice nella città, dove la giuria composta da Trudie Styler, Camilla Nesbitt, Barbora Bobuľová, Andrea Delogu, Marco Danieli, Zoe Cassavetes e Nicola Guaglianone, ha consegnato il Premio Camera D’oro Alice/Taodue dedicato alle opere Prime o Seconde all’esordio della regista zurighese Lisa Bruhlmann Blue My Mind. Con la seguente motivazione: «Un racconto di formazione che si trasforma in fantasy, una storia di mutazione e di trasformazione. Un esordio che stupisce e ha anche in sé un messaggio liberatorio».

Altre due le opere prime premiate. Metti una notte di Cosimo Messeri, che porta a casa il Premio della Roma Lazio Film Commission per la sezione Panorama Italia, e La mia vita da zucchina di Claude Barras, già presente lo scorso anno, cui è stato assegnato un riconoscimento per il decennale del Premio Lux.

Mentre il premio come Miglior Film della sezione Young adult è andato a The Best of All Worlds dell’austriaco Adrian Goiginger, definito dalla giovane giuria di 20 ragazzi/e provenienti da tutta Italia «un’ opera ruvida, una matura dichiarazione d’amore di un figlio nei confronti della madre. Un racconto potente che, con fantasia e speranza, non racconta ai bambini che i mostri esistono, ma che possono essere sconfitti».

La dodicesima edizione della Festa del Cinema si è conclusa in bellezza con l’attesissimo incontro con David Lynch, durante il quale gli è stato consegnato da Paolo Sorrentino il Premio alla carriera. Il regista americano ha incantato il pubblico ripercorrendo le tappe della sua carriera, punteggiata da grandissimi successi come Mulholland Drive e Blue Velvet, fino a giungere alla serie televisiva cult Twin Peaks. Per poi arrivare a rivelare i motivi ispiratori della sua produzione, fra cui 8 ½ di Federico Fellini.

In conclusione, si può dire solamente che questa dodicesima edizione è stata brillante, non solo per la portata dell’evento in sé, ma anche perché ha mostrato come il pubblico italiano sia in grado di aprirsi sullo scenario cinematografico internazionale e sullo sperimentalismo, con grande interesse ed entusiasmo.

 

di Giulia Losi

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