40 SONO I NUOVI 20 di Hallie Meyers-Shyer (2017)

A Hollywood abbondano i figli di artisti affermati, che decidono di intraprendere la stessa strada dei genitori. Purtroppo, però, non sempre il talento è ereditario e ne è un esempio l’opera prima, 40 sono in nuovi 20, di Hallie Meyers-Shyer, figlia degli sceneggiatori e registi Nancy Meyers e Charles Shyer, noti per film come What Women Want, L’amore non va in vacanza e Il padre della sposa.

La giovane regista losangelina, nel suo film di debutto, non solo non riesce a dare alla ormai collaudata commedia americana un tocco originale e frizzante, ma addirittura ne fa un prodotto debole, senza un messaggio chiaro e poco divertente.

La storia, nella quale vi è anche una vena autobiografica, vede come protagonista Alice, interpretata da una brava Reese Witherspoon, da poco separata e con due bambine a carico, che si trasferisce a Los Angeles e qui allo scoccare dei suoi 40 anni si ritrova a ospitare a casa sua tre ragazzi, aspiranti cineasti, conosciuti durante il suo compleanno che porteranno i classici imprevisti del caso.

Inutile dire che i tre ragazzi non raggiungono i trent’anni e che Alice intreccerà con ognuno di loro un tipo di rapporto diverso, che va dall’attrazione fisica per Harry all’atteggiamento quasi familiare con George, fino a quello più pratico con Teddy. Tutto prosegue inspiegabilmente bene fino al ritorno del marito pentito, che rimescolerà le carte in tavola.

Le basi per una commedia brillante ci sarebbero tutte, ma ciò che manca più di ogni altra cosa alla regista è una direzione chiara e validi argomenti su cui focalizzare la propria attenzione. Il film è un grande calderone, nel quale sono stati versati moltissimi ingredienti, ma nessuno di questi in quantità sufficiente per prevalere nettamente sugli altri.

I temi affrontati vanno dalla difficoltà di una donna di ripartire a una certa età e soprattutto dopo un fallimento matrimoniale, al rapporto con un uomo più giovane, passando per la volontà dei giovani di trovare la propria strada, fino ad arrivare ai più classici ragionamenti sull’amicizia e sulla famiglia. Ognuno di essi viene affrontato in maniera superficiale e, molto spesso, abbandonato senza lasciarci il tempo di comprenderlo nel profondo, per prenderne in mano un altro.

Una nota di merito va sicuramente a Reese Witherspoon, che cerca di tenere sulle proprie spalle la commedia, mettendoci tutto l’impegno possibile e risultando sempre perfettamente in parte. Anche il marito Michael Sheen si difende bene e brave anche le due piccole attrici che interpretano le figlie.

Difficile, però, trovare in questo prodotto scene davvero divertenti e i dialoghi che strappano un sorriso si possono contare sulle dita di una mano. La maggior parte della sceneggiatura si basa su rassicuranti scene già viste, che davvero rendono questa pellicola abbastanza anonima e, ahimè, a tratti al limite della noia. Si sa che non per tutti vale il detto buona la prima e, per questo, speriamo che la regista avrà la possibilità di rifarsi in futuro.

di Silvia Festini Battiferro

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