IL CRATERE di Luca Bellino e Silvia Luzi (2017)

, Opere Prime

Dopo La minaccia (2008), Dell’arte della guerra (2012) e The Prey (2014), i documentaristi Luca Bellino e Silvia Luzi approdano nel mondo del lungometraggio di finzione, scegliendo la via dell’ibridazione.

Il cratere, presentato alla 32ª Settimana Internazionale della Critica di Venezia e proiettato di recente nell’ambito del Carbonia Film Festival, racconta la storia di Rosario e Sharon Caroccia, che portano in scena un conflittuale rapporto padre-figlia, interpretando sé stessi.

Rosario, anche co-sceneggiatore del film, possiede una bancarella di peluche e lavora in un luna park itinerante nell’hinterland napoletano. Sua figlia Sharon, tredicenne con la passione per la musica, sogna di diventare una cantante neomelodica. A questo suo sogno si aggrappa, però, anche Rosario, che spera col successo della figlia di dare una svolta alla sua misera esistenza.

Questa speranza si trasforma ben presto in ossessiva ambizione e Rosario, che per tanti versi ci ricorda il padre padrone delle gemelle protagoniste di Indivisibili, si trasforma nel secondino di Sharon. La figlia, per lui, rappresenta soltanto un investimento, un cavallo su cui puntare, un bene da sorvegliare e tutelare. L’apice di questa deriva mentale lo condurrà, non a caso, a installare delle videocamere in casa per tenere sotto controllo ogni spostamento della ragazza.

L’esordio di Bellino e della Luzi è un’opera visivamente affascinante, che percorre la strada della corrispondenza semantica tra materia narrativa e scelte stilistiche. I due registi, infatti, decidono di stare sempre col fiato sul collo dei loro personaggi, traducendo l’angosciante sentimento che li lega in inquadrature strette, primissimi piani oppressivi e ingabbianti.

In un asfittico clima di crescente oppressione, lo spettatore affonda nelle viscere di questa famiglia disfunzionale, che i due autori hanno imparato a conoscere bene nei nove mesi di preparazione, che ha richiesto il film.

Il cratere è ora in partenza per il Giappone, dove sarà l’unico film italiano in concorso al Tokyo International Film Festival 2017, tra le più importanti rassegne asiatiche. Continua, quindi, il viaggio di quest’opera prima, che così crudamente immortala un grottesco ed effimero tentativo di conquistare una felicità illusoria.

E attraverso questo tentativo ci svela il vuoto di quel gigantesco cratere emotivo, che ti lascia dentro la vita di periferia. Microcosmo parallelo, tagliato fuori dal mondo e in cui è possibile coltivare soltanto smorte fotocopie di sogni.

Nel finale, tuttavia, i due registi sembrano suggerirci una via di fuga, e non semplicemente una fuga fisica, ma l’inizio di un percorso di liberazione, che per Sharon passa attraverso il rifiuto della simbiosi familiare alla quale si era autocondannata fino a quel momento, e approda nella consapevolezza della necessità di conquistare e coltivare una sana autonomia di scelta e di giudizio.

di Camilla Di Spirito