NOVE LUNE E MEZZA di Michela Andreozzi (2017)

, Opere Prime

Michela Andreozzi, attrice e scrittrice di successo, si sposta dietro la macchina da presa per dirigere il suo primo lungometraggio, incentrato su una tematica, anzi due, molto intime e per molte persone anche controverse: da una parte, quella dell’utero in affitto per le donne che non riescono ad avere figli ma lo desiderano con tutto il cuore e, dall’altra, l’opposta posizione delle donne che invece si sentono felici e gratificate anche senza figli e per questo non sentono la necessità di farne.

Il racconto affronta queste dinamiche attraverso le due protagoniste, Livia e Tina, sorelle agli antipodi ma legate da un profondo sentimento di amore. Livia, interpretata da Claudia Gerini, da sempre contraria all’idea di avere figli, decide di portare in grembo il figlio di sua sorella Tina, la stessa Andreozzi, che cerca disperatamente da anni di averne uno.

Intorno a questo microcosmo tutto al femminile ruotano i rispettivi compagni, che hanno il volto di Pasquale “Lillo” Petrolo e Giorgio Pasotti, una famiglia molto numerosa e rumorosa e un ginecologo illuminato, l’attore Stefano Fresi.

Affrontare l’argomento della madre surrogata è sicuramente un proposito coraggioso, soprattutto in Italia, dove non è ancora una pratica legale, e la Andreozzi riesce a dare un quadro della situazione abbastanza efficace. Ciò che colpisce positivamente del film è l’accuratezza che la regista mette nel mostrare tutte le piccole sfaccettature del rapporto tra le due sorelle e, in particolar modo, il sottolineare quanto le loro opposte scelte di vita siano ugualmente coraggiose.

Detto questo, il film è sicuramente una scommessa che poteva essere giocata meglio sia sul piano registico sia su quello della sceneggiatura. La Andreozzi, purtroppo, si lascia tentare da una facile tipizzazione dei personaggi e questo toglie tantissimo anche alla recitazione degli attori che li interpretano.

Questi ultimi, forse anche a causa di incertezze nelle linee direttive, vengono bloccati all’interno di classici stereotipi (il vegano, l’italiano medio e così via) e ciò impedisce loro di esprimersi con naturalezza, incidendo negativamente anche sulle parti divertenti del film, che rimangono battute dette un po’ meccanicamente e senza essere realmente amalgamate con il contesto.

Un punto a favore lo si deve dare sicuramente alle musiche di Niccolò Agliardi, che scrive anche la bellissima canzone inserita nella colonna sonora Ho cambiato i piani interpretata da Arisa, artista a cui è affidato anche un piccolo, ma riuscito, ruolo alla fine del film.

Col procedere della narrazione, Nove lune e mezza s’infittisce sempre più di sottotrame e scene non particolarmente utili, che tolgono attenzione al fulcro della storia, che è sempre e comunque il rapporto tra Livia e Tina. Sicuramente il lavoro della Andreozzi mostra la risoluta voglia di dar voce a un interessante tema ancora evitato dai più, anche se forse l’inesperienza della regista non ha permesso al film di raggiungere pienamente gli obiettivi sperati.

di Silvia Festini Battiferro