Carbonia Film Festival. Ben Russell chiude la kermesse

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Cala il sipario sul Carbonia Film Festival, che anche quest’anno ci ha regalato emozioni e novità impagabili. Prima fra tutte, il programma How to Film the World, volto a creare degli importanti spazi di condivisione e confronto, coinvolgendo alcuni fra i più significativi autori del cinema mondiale.

Masterclass introduttive alle pellicole (oltre che a differenti stili di regia), approfondimenti, proiezioni e successivi dibattiti: tutto questo in quattro giorni di pura settima arte, votati alla scoperta di nuovi modi di raffigurare e interpretare il reale.

Dopo Daniele Gaglianone, Alfie Nze, Silvia Luzi, Luca Bellino, Mahdi Fleifel, Matthieu Taponier e Matthieu Darras, ieri è spettato a Ben Russell accompagnare la chiusura della manifestazione. Il cineasta statunitense, nonché semplice “artista”, come lui stesso ama definirsi, si è reso protagonista di un intenso incontro ravvicinato col pubblico, in cui ha illustrato parte dei suoi lavori più impegnati, esponendone il valore e l’intento.

«Non sono interessato al cinema narrativo» ha esordito: «È anzitutto una questione di forma. Dipende sempre da come abbiamo imparato a essere registi. Nel mio caso, pensando a quella che è stata la mia formazione, c’è senz’altro un lavoro di critica e ricerca sull’immagine, sull’aspetto visivo. Da questo si può capire perché il mio sia un approccio diverso.

Un elemento fondamentale che ho appreso da subito è che le immagini sono uno strumento di potere. Nella rappresentazione è inevitabile l’instaurarsi di un rapporto di potere tra l’autore, cioè chi sceglie di presentare determinate immagini, e il soggetto riprodotti. Pensiamo a come vengono oggigiorno rappresentati i profughi o le classi sociali più basse. Il modo di rappresentare le immagini riflette il modo di vedere il mondo. Questo non significa certo che io lo faccio in modo corretto, ma quanto meno ho la consapevolezza dell’impatto delle mie scelte».

La proiezione pomeridiana di Good Luck, terza fatica dell’autore, tenutasi presso il Cine-Teatro Centrale, ha fortemente avvalorato queste parole, rendendo merito all’incredibile pregio dello stile registico. Una vera e autentica sinfonia di immagini, che si sposa perfettamente allo spirito della cittadina sarda.

Il film, infatti, getta luce su due realtà tra loro profondamente diverse, seppur intrinsecamente vicine: due miniere, una sotterranea in Serbia e un’altra illegale, d’oro, in Suriname. Una riflessione tacita e allusiva sul lavoro e sui lavoratori, sui loro volti e sulle loro vite. Il tutto sullo sfondo di un tempo distorto e alterato.

«Quello che mi interessava era la fenomenologia dei gesti e delle situazioni» ha scandito Russell a dibattito aperto: «Ho preferito non dare alcun tipo di indicazione, ma abbandonarmi a ciò che quelle realtà avevano da offrirmi». A incontro ultimato, il musicista Gavino Murgia ha accompagnato la chiusura definitiva del festival, inscenando un reading concerto con installazioni visive annesse. Una performance eclettica e suggestiva, che ha concesso un degno epilogo a un’iniziativa destinata sempre più a stupirci.

In qualità di media partner, la redazione di Opere Prime si sente di ringraziare caldamente lo staff del Carbonia Film Festival, complimentandosi, inoltre, per l’ottima line-up di scelte artistiche e, soprattutto, per la passione e l’entusiasmo dimostrati, aspetti da cui per natura il cinema non può prescindere. Si riparte ora da qui per il prossimo ottobre con i migliori propositi per un’altra folgorante edizione.

di Francesco Milo Cordeschi

Ph. Fabio Dongu