Carbonia Film Festival, seconda giornata. Mahdi Fleifel lascia il segno

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Se ad aver animato la giornata d’apertura del Carbonia Film Festival sono stati principalmente registi italiani, i quali si sono resi protagonisti di proiezioni e riflessioni condivise col pubblico, oggi la kermesse ha aperto ufficialmente le porte ad una serie di appuntamenti internazionali d’eccezione, destinati a durare fino a domenica 15.

Ben tre saranno i cineasti internazionali che, con una masterclass introduttiva alla presentazione delle relative pellicole, approfondiranno molte delle tematiche trattate in compagnia degli spettatori. Primo tra questi è stato Mahdi Fleifel, la prima scelta del Direttore Artistico Francesco Giai Via.

L’opera prima del regista danese di origini palestinesi ha già riscosso notevoli apprezzamenti al Toronto International Film Festival e alla Berlinale 2013. A World Not Ours (2012) raccoglie le immagini di un archivio personale, quello della famiglia dell’autore, e racconta al contempo un pezzo di storia palestinese.

Uno sguardo duro e intenso su un campo profughi nel Sud del Libano. «Questo film fa parte di un processo molto più ampio, è un film capitato per caso», ha commentato Mahdi stesso: «Da parte mia non c’è stata intenzione di utilizzare filmini di famiglia, sinceramente non ho mai pensato di poterne fare qualche cosa. Ciò che per me era urgente era far conoscere al mondo il campo profughi di Ain el-Helweh, di cui nessuno aveva mai sentito parlare. Persino alcuni miei amici libanesi non ne conoscevano l’esistenza. Sentivo l’esigenza di far conoscere questa realtà. L’idea embrionale era, però, quella di prendere Fa’ la cosa giusta di Spike Lee e modellarlo sullo spaccato che mi interessava. Continuando, però, ad immaginarmi il film, mi sono reso conto che sarebbe stato impossibile da realizzare. Quando sono andato al campo d’estate, ho cominciato, quindi, a girare un piccolo teaser, che intendevo utilizzare per ottenere dei piccoli finanziamenti. Fu proprio grazie a quelle immagini che capii che stavo raccogliendo un materiale del tutto speculare a ciò che filmava mio padre. Volevo ottenere due livelli: un livello conscio e uno inconscio. La parte conscia è stata dettata dalla consapevolezza di com’era effettivamente la vita dentro il campo, la parte inconscia era la vita in Palestina a fronte delle diverse tensioni politico-sociali».

Mahdi ha, poi, introdotto al pubblico il corto documentario Xenos (2013), col quale il regista è tornato ad analizzare parte delle tematiche precedentemente lasciate in sospeso: protagonisti del film sono, infatti, tre giovani palestinesi, (uno dei quali amico del regista) che, una volta attraversata la Serbia e la Turchia, giungono finalmente in Grecia, un paese prossimo al collasso economico-sociale.

Il regista ne ha raccontato la quotidianità, utilizzando registrazioni telefoniche e riprese amatoriali, realizzate direttamente ad Atene nel 2011. Verso sera, presso il suggestivo cine-teatro di Carbonia, il regista ha dato seguito al dibattito col pubblico, partecipando attivamente a un nuovo confronto su temi e approcci insiti nei propri lavori. Un momento di straordinaria partecipazione, pronto a rinnovarsi oggi stesso con nuovi ospiti e altrettante sorprese.   

di Camilla Di Spirito e Francesco Milo Cordeschi

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