Intervista a Matteo Ferri, vincitore del Pitch in the Day 2017

Fresco vincitore della seconda edizione del Pitch in the Day, Matteo Ferri si è già fatto le ossa nel mondo della scrittura per immagini, partecipando ad altri illustri concorsi. Finalista del Premio Solinas – La bottega delle webseries nel 2015 e vincitore della targa SIAE al Premio Carlo Bixio 2016, Matteo si è confrontato quest’anno con la galvanizzante sfida del Pitch in the Day 2017. Il suo soggetto, I guerrieri del mare, è la storia del fortuito e speciale incontro tra due personaggi soli e smarriti, una trans e un bambino, che insieme riscopriranno cosa significhi poter contare l’uno sull’altra e quanto valore abbia il sentirsi parte di una famiglia.

 

  • Da cosa sei partito per raccontare l’affascinante storia de I guerrieri del mare? Hai preso spunto da personaggi realmente esistenti?

 

Ho cercato di mettere insieme alcune questioni che da sempre mi affascinano e, un po’, mi perseguitano. A partire dallo scenario in cui si svolge la storia, ossia il ramo marchigiano della Statale Adriatica, una strada che congiunge molti luoghi sotterranei, appartati, apparentemente senza un’identità precisa, ma popolati da forme di vita per me interessantissime. Penso alle stazioni di rifornimento, alle zone industriali, ai night club, ai negozi dei cinesi. Riguardo ai personaggi: per Santiago, lavorando in una comunità per minori, ho preso spunto da quel connubio di rabbia e desiderio d’amore che è proprio di ogni bambino abbandonato. Il personaggio di Luciana, invece, è in parte ispirato da Valentina Ok, grande cantante neomelodica transessuale, morta pochi anni fa.

 

  • Quali sono i tuoi riferimenti cinematografici? A quali autori t’ispiri? E a quali film ti piacerebbe fosse accostata la tua storia?

 

Questa è una domanda complicatissima alla quale non so rispondere. Posso dire che, al contrario di altre storie che ho scritto, per questa non sono partito da altri riferimenti precisi. Sicuramente, per il mondo che ho costruito, è stato prezioso rivedere più volte quel capolavoro che è Priscilla – La regina del deserto. Per quanto riguarda, invece, il rapporto tra Luciana e Santiago, oltre che per la struttura del road movie, è stato importante il confronto con Alice nelle città di Wim Wenders.

  • Quanto pensi sia attuale e importante il tema che affronti?

Premetto che, quando scelgo un tema, non lo faccio perché è attuale. Non so neanche cosa voglia dire “attuale”, in questo caso. È una storia che parla di identità, di abbandono, di mancanza di codici e strumenti per vivere rapporti normali e del conseguente, immane sforzo che bisogna fare per riuscire a recuperarli. Sono temi attuali? Non lo so, ma so che, osservando la realtà, sono questioni che vedo esistenti.

 

  • Ritieni che in Italia sia riservato il giusto spazio ai giovani autori?

 

No, e lo dico senza giri di parole. Prima del Pitch in the Day non avrei mai saputo come incontrare produttori così importanti e proporre loro la mia storia. Sinceramente non so quali altri metodi possano esistere al di fuori di questo modello. E per me che non vivo a Roma è anche difficile partecipare a quelle famigerate feste o aperitivi dove – si dice – ci siano produttori col cocktail in mano che, se avvicinati a dovere, ascoltano la tua storia. Un fatto per me ancora avvolto nel mistero e, a tratti, quasi mitologico.

  • Come hai affrontato l’esperienza del Pitch in the Day e cosa ti ha lasciato?

È stato molto bello trovarsi insieme agli altri concorrenti a condividere le proprie paure, i propri dubbi e la propria eccitazione. Questo evento è stato un momento di condivisione importante, sotto tutti i punti di vista. E spero che continui a esserlo per molto tempo.

  • Ti sei preparato in maniera particolare al fatidico momento del pitch? Che suggerimenti daresti a chi si trova ad affrontare un pitch per la prima volta?

 

Ci sono manuali di centinaia di pagine che ti dicono esattamente cosa fare per fare il pitch perfetto. E di quei manuali io non ne ho letto neanche uno, e probabilmente non lo farò mai. Direi che quando una persona scrive una storia, quella persona è anche l’unico vero depositario della sua eventuale bellezza. Quindi mi sento di dire che, prima di tutto, va scritta una bella storia. Poi bisogna inventarsi un modo affinché quella bellezza sia comunicabile nel giro di pochi minuti (o forse secondi), e questo dipende da chi la presenta, da chi si ha davanti, da che giornata entrambi hanno avuto, e da vari altri aspetti poco prevedibili. Una cosa, però, è fondamentale: guardare negli occhi il tuo interlocutore.

  • Hai riscontrato particolare interesse da parte dei produttori con i quali ti sei confrontato?

 

Molti di loro li ho visti interessati, alcuni mi hanno lasciato i loro contatti, altri mi hanno scritto nei giorni successivi. Vediamo, sono molto curioso di vedere come andrà a finire.

  • Consiglieresti l’esperienza del Pitch in the Day ai giovani autori emergenti?

 

Assolutamente sì, e credo che non valga solo per gli autori emergenti. Al Pitch in the Day ho visto anche tanti professionisti, gente che scrive e dirige per lavoro, e sono sicuro che anche per loro sia stata un’esperienza tanto preziosa quanto lo è stata per me.

 

di Camilla Di Spirito

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