La piccola pallottola fa centro. Intervista a Daniele Esposito, Menzione Speciale al Pitch in the Day 2017

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Regista e sceneggiatore, Daniele Esposito non conosce le parole “fine” e, tanto più, “resa”: lo scorso anno partecipa alla prima edizione del Pitch in the Day col soggetto Lidia, non vince, ma solletica in parte la curiosità di giuria e produzioni presenti. Oggi viene nuovamente selezionato per la long-list dei venti soggetti finalisti, rivelandosi una delle più grandi sorprese del concorso. Titolo del suo nuovo progetto è A Little Bullet, un film d’animazione (udite udite). La storia è quella di una piccola pallottola difettata che, come un novello brutto anatroccolo, nasce da outsider in un mondo predisposto alla violenza, divenendo nella sua diversità unica ed esemplare. Dopo aver scoperto la vera funzione delle armi, Bullet proverà a ribellarsi alla sua stessa natura per sventare un attacco terroristico. Una favola di formazione elegante e genuina, che è stata preselezionata per il Sundace Screenwriters Lab del 2018. Nel frattempo la piccola pallottola fa il suo primo centro al Pitch in the Day 2017, ottenendo dalla giuria una Menzione Speciale.

  • Dopo l’ottimo responso del Sundance, ecco che arriva quest’altro importante riconoscimento. Ti aspettavi un percorso così grintoso?

Non me l’aspettavo, ma ci speravo, ovviamente. Grazie mille ancora per l’opportunità che mi avete concesso e grazie mille per il premio ricevuto. È stato un weekend molto esaltante. A dire il vero, però, quando l’anno scorso A Little Bullet era solo un progetto per un cortometraggio, uno dei primi responsi non fu così positivo. Partecipai alla selezione per un workshop, propedeutico alla realizzazione di un cortometraggio, e uno dei giurati della commissione di preselezione definì l’idea kitsch e naïve. Diciamo che è stato un ottimo punto di partenza… Ora invece bisogna continuare così.

  • Personalmente credo che, oltre al notevole estro creativo della storia in sé, ci sia anche un’ambizione di fondo. Un aspetto che ti fa onore. Perché scommettere su un film d’animazione in Italia? E, soprattutto, perché proprio sul tuo?

La frase che ho sentito di più da quando sto portando avanti il progetto di A Little Bullet è «in Italia non c’è mercato per i cartoni animati». Poi, guardo i numeri del box office e noto che solitamente i film che incassano di più sono cartoon, ovviamente stranieri. Quindi, il mercato c’è: il problema è che l’animazione è un territorio del tutto inesplorato per il 90% delle produzioni cinematografiche italiane. Io non credo che fare un film d’animazione in Italia sia una scommessa, anzi. Ritengo che un cartoon fatto in una certa maniera possa essere un ottimo investimento, economicamente parlando. Ma, purtroppo, gli esseri umani sono animali abitudinari e la maggior parte dei produttori sono esseri umani, quindi si lasciano andare all’abitudine. Fare un film di animazione andrebbe contro questo modo di agire e, dunque, sembra più facile fare un film live action, perché il produttore già sa cosa dovrà fare per mettere in piedi il film. Il cinema è un’arte bastarda, devi avere i soldi per poterla fare al massimo delle sue potenzialità. A Little Bullet ha un’ambizione di fondo, che tu hai colto e ti ringrazio per averlo notato, ed è sicuramente un aspetto importante del soggetto e della creazione della piccola Bullet. Ma oltre questa nobile ambizione, ritengo che A Little Bullet possa essere un film commercialmente valido e per questo consiglierei a un produttore di non lasciarselo scappare.

  • Riflettendo su quelle che sono le caratterizzazioni e i vari concept grafici di personaggi e ambientazioni, qual è stato il tuo spunto? Da cosa hai tratto ispirazione?

Vorrei precisare che i disegni sono stati realizzati da Simon Quemener, un artista di grande talento che lavora per una società d’animazione italiana. Con Simon stiamo portando avanti il progetto della graphic novel di A Little Bullet. Parlando nelle nostre riunioni, ci siamo dati dei punti di riferimento dai quali partire: Wall-e, Full Metal Jacket, Cars e soprattutto Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Simon è riuscito a dare vita e anima a Little Bullet e a tutti i personaggi, la prima volta che ho visto i disegni mi sono commosso: è stato uno dei momenti più esaltanti di quest’avventura.

  • Un personaggio “diverso”, bistrattato perché tale, che prova a riscattarsi, sovvertendo le logiche del suo habitat di appartenenza. In un mondo dove la novità viene talvolta spacciata per diversità, cosa può insegnarci A Little Bullet?

A lottare, sempre e comunque. Non bisogna mai rassegnarsi a quello che ti dicono gli altri. Essere etichettati e omologati nel nostro periodo storico è quasi la consuetudine. A Little Bullet va contro questo processo di omologazione e ricerca una sua identità personale. Poi, nella mia testa, la piccola Bullet è quel piccolo difetto che rompe il meccanismo di un sistema e mette in moto la rivoluzione; e il nostro periodo storico, forse, ha bisogno di una rivoluzione dalla quale ripartire.

  • Tu sei quasi “di casa” al Pitch in the Day. La scorsa edizione partecipasti con uno scritto completamente differente da questo. A un anno di distanza, quali sono le tue impressioni? Quanto ti hanno dato queste due esperienze?

Quando ero un po’ più giovane, mi terrorizzavano i pitch. Dovermi mettere così tanto in gioco, e per giunta davanti a uno sconosciuto, era qualcosa di impensabile per me. Poi, circa due anni fa, è successo qualcosa. Sarà la presenza della mia compagna nella mia vita, che mi sprona sempre in quel che faccio, sarà l’età che avanza, ma improvvisamente, nel giro di neanche due anni, ho preso parte a numerose sessioni di pitch, tra le quali molte in inglese. Ma nessuna di queste mi aveva stancato come il Pitch in the Day 2016. L’anno scorso ero un po’ amareggiato, dopo la sessione di pitch. Sapevo di non aver dato il meglio di me. Quindi, quest’estate mi ero ripromesso di partecipare di nuovo al Pitch in the Day e di lasciare il segno, cosa che spero di aver fatto. Il Pitch in the Day sta crescendo, ho visto già tante cose positive in più rispetto alla prima edizione. Posso solo augurare il meglio a questa manifestazione e al suo staff che, secondo il mio punto di vista, ha qualcosa in comune con A Little Bullet: entrambi riescono a fare una cosa così difficile, ma con una semplicità assurda. Per la piccola pallottola è rifiutarsi di uccidere e per lo staff del Pitch in the Day è unire nella stessa stanza produttori e sceneggiatori. Bravi!

  • Alla tua idea che risposta c’è stata da parte delle produzioni? Hai trovato delle affinità?

Lo speed date è andato molto bene. Con alcuni produttori è stato molto piacevole parlare della mia idea; in quei pochi minuti siamo riusciti a entrare in sintonia e il pitch è diventato una chiacchierata. La maggior parte delle produzioni si è dimostrata particolarmente colpita e ha dimostrato un certo interesse per l’idea di A Little Bullet. Speriamo che si concretizzi qualcosa. E comunque, come direbbe Little Bullet: «Ho lottato per arrivare fin qui e lotterò per fare questo film!»

di Francesco Milo Cordeschi

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