«La gente ha sempre bisogno di storie». Intervista a Edoardo Pesce, tra gli interpreti rivelazione del momento

, Fatti di cinema

Interprete romano dalle sorprendenti doti caratteriste, Edoardo Pesce giunge con questo 2017 a una vera e propria consacrazione artistica. Da Romanzo Criminale, la miniserie targata Sky, che lo vedeva nei panni dello scapestrato Ruggero Buffoni, alla candidatura agli ultimi Nastri d’argento per il doppio ruolo da non protagonista in Fortunata di Sergio Castellitto e nell’opera prima di Roberto De Paolis, Cuori Puri, pellicole entrambe finite sulla Croisette di Cannes, che continuano tuttora a riscuotere grandi apprezzamenti.

In occasione dell’ultima Isola del Cinema, la kermesse capitolina che ha visto l’esordio di De Paolis vincere il Premio Groupama Opera Prima e Seconda, abbiamo incontrato Edoardo e discusso assieme a lui dell’importanza di questo piccolo grande film e di quanto gli abbia restituito sul piano umano e professionale. Il tutto a fronte del Premio Isola del Cinema come Migliore Attore Rivelazione, che lo ha reso tra i protagonisti sul palco dell’Isola Tiberina.

  • Come ti sei preparato a questo ruolo?

Io e Roberto siamo amici da tempo, frequentavamo lo stesso liceo. Sapendo chi sono e come lavoro, fu lui stesso a propormi questa parte. Pensava che avrei saputo interpretarla bene. Dal punto di vista attoriale, cerco sempre di dare verità e naturalezza ai miei personaggi, un aspetto di me che lui ha sempre apprezzato. Così ci siamo messi a lavorare insieme sulle scene, sistemando i dialoghi e rendendole più mie.

  • Adesso come vedi la tua carriera? Sappiamo già che Garrone ti ha reclutato per il  suo ultimo film, Dogman

Sì, è in lavorazione. Quando un attore viene scelto per un ruolo, non è neanche all’1% del percorso. Per adesso c’è poco da star rilassati. Vedremo nei prossimi mesi…

  • Com’è stato lavorare con un regista esordiente come De Paolis?

Mi sono trovato davvero bene. Ho lavorato con molta spontaneità, forse perché Roberto ha curato molto la preparazione. Sul set, il più delle volte, sapevamo perfettamente cosa fare, non sembrava affatto di lavorare con un regista al debutto. Anzi, lì per lì ci sembrava un autore del tutto navigato. Sono contento per lui, per le belle critiche riscosse e soprattutto per Simone e Selene, i due ragazzi protagonisti che hanno retto il film dall’inizio alla fine.

  • Cos’ha significato, per te, questa vittoria all’Isola del Cinema? È una manifestazione a cui sei particolarmente affezionato?

Da romano venivo spesso qua e ora sono più che contento di questo riconoscimento. È bello vedere tante persone partecipare a un’iniziativa simile, in una location splendida come questa. Dimostra il fatto che il cinema non è morto e che la gente continua a cercarlo. Il riscontro c’è, bisogna solo saper fare bene le cose. D’altronde, la gente ha sempre avuto bisogno di ascoltare storie, fin dai tempi di Omero!

 

di Camilla Di Spirito

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.