THE CHILDHOOD OF A LEADER di Brady Corbet (2015)

Brady Corbet, giovane attore statunitense qui alla sua prima prova dietro la macchina da presa, mette in scena un film complesso, cupo e davvero affascinante.

Ambientato in Francia nel 1918, il lavoro di Corbet segue le vicende di un diplomatico americano, incaricato dal presidente Wilson di collaborare alla stesura di quello che passerà alla storia come Trattato di Versailles (il trattato di pace che ha messo fine alla Prima Guerra Mondiale), nonché quelle della sua religiosa moglie e soprattutto del figlio.
La storia si concentra proprio su quest’ultimo, che attraverso tre scatti d’ira, corrispondenti a tre ipotetici atti del film, inizia a mostrare un carattere sempre più ambiguo, violento e ribelle, svelando pian piano la sua natura, che lo porterà a essere il leader citato nel titolo.

Prescott, questo il nome del piccolo protagonista, continua a tenere atteggiamenti autoritari e dispotici, cercando di imporre il proprio dominio sulla sua famiglia, fino allo sconvolgente epilogo. Inoltre, il piccolo inizia a manifestare uno strano atteggiamento nei confronti della sessualità, soprattutto nei confronti della sua insegnante di francese.

L’opera prima di Corbet è ricca di influenze sia letterarie sia cinematografiche, a cominciare dall’omonimo racconto di Jean Paul Sartre da cui è liberamente tratto il film. Per quanto riguarda l’aspetto cinematografico, lo stesso regista non fa mistero di essersi ispirato a lavori come Barry Lyndon di Kubrick o L’albero degli zoccoli di Olmi. Inoltre, l’ambientazione spettrale e i colori freddi ricordano registi nordici come Dreyer.

Nonostante molti riferimenti al cinema classico, The Childhood of a Leader rimane un prodotto originale, soprattutto per il bellissimo utilizzo della macchina da presa. Quest’ultima, in alcuni momenti, si muove come un’ombra alle spalle dei protagonisti, soprattutto durante le loro salite e discese letterali e metaforiche, mentre in altri momenti concede una visione delle cose angolare e nascosta, come se fosse un estraneo che spia le vicende dei padroni di casa.

Il film mantiene nello spettatore, nonostante il ritmo della vicenda non sia certo incalzante, una sottile tensione e un senso di nervosismo, amplificati dalla perfetta colonna sonora di Scott Walker. Quest’ultima è molto presente nella storia, quasi ingombrante, con suoni stridenti e angoscianti che collidono con la staticità narrativa, creando un effetto di forte ansia.

Bravi i protagonisti a cominciare dal padre, Liam Cunningham, e dalla madre, Bérénice Bejo. Un’ottima prova anche del piccolo Tom Sweet nei panni di Prescott. Robert Pattinson, nella parte dell’amico di famiglia Charles Marker, è il personaggio a cui sono affidati i dialoghi più interessanti, che cercano di aprire la strada a ciò che sarà il totalitarismo europeo che porterà alle estreme conseguenze della Seconda Guerra Mondiale.

Nonostante questo, il film non vuole mostrare l’infanzia di un leader in particolare, non è la biografia di Hitler per intenderci, bensì un insieme di tratti che possono far parte della personalità di ogni leader. Unica pecca del lavoro di Corbet sta nel voler mettere troppi argomenti, anche molto complicati, in un’unica opera e non riuscire a mantenere sempre le redini dei vari discorsi. Comunque il lavoro è assolutamente riuscito e dimostra il grande valore di Brady Corbet come regista.

di Silvia Festini Battiferro