JUSQU’À LA GARDE di Xavier Legrand (2017)

Grande commozione e lacrime di gioia solcano, spesso e giustamente, i visi dei registi premiati nella prestigiosa Sala Grande durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Ma quando di premi se ne ricevono due, scoppiare in un pianto liberatorio è ancor più comprensibile.

Così è accaduto al giovane regista francese Xavier Legrand, che si è aggiudicato il premio Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima “Luigi De Laurentiis” e il Leone d’argento per la Miglior Regia. Due riconoscimenti prestigiosi e significativi, ancor più per un esordiente, al quale viene riconosciuta non solo l’importanza della propria opera di debutto, ma anche una già grande capacità registica.

I coniugi Besson (interpretati da Denis Ménochet e Léa Drucker) si trovano ad affrontare un divorzio piuttosto doloroso. Se da un lato c’è una madre provata e ferma nelle proprie decisioni, dall’altro vi è un padre che non si arrende e lotta per ottenere la custodia congiunta del figlio.

Efficace la scelta iniziale di contrapporre i due attraverso l’uso di campi e controcampi e inserendoli in un ambiente asettico e privo di emozioni, nel quale la coppia, accompagnata dai propri avvocati, si trova a esser succube di scelte ingovernabili. Una tensione silenziosa e subdola s’insinua nella vita dei protagonisti con un andamento da climax crescente.

Piccolo motore taciturno di tutta la vicenda è proprio lui, Julien (Thomas Gioria), che prova a offrire allo spettatore confuso il proprio punto di vista oggettivo. Lui che si nasconde dietro silenzi e sguardi bassi pur di non parlare, di non tradire la madre provando con i propri mezzi a difenderla. Il suo modus ci fa da Cicerone in una vicenda nella quale la situazione iniziale viene ribaltata dagli eventi che si susseguono, permettendo ai personaggi di uscire allo scoperto.

E così, se all’inizio il padre si mostra come un uomo disperato che lotta per la custodia congiunta del figlio, nell’arco narrativo emerge il suo essere “padre padrone” nei confronti di quella famiglia che avrebbe dovuto proteggere e non distruggere. L’ansia e la paura asserragliano gradualmente lo spettatore incredulo, che si trova ad assistere a soprusi e scatti d’ira incontenibili, culminanti in un epilogo doloroso ma necessario.

Un’opera prima intensa e sofferente, evoluzione di un cortometraggio realizzato da Xavier Legrand qualche anno prima. Con Jusqu’à la garde il regista si cimenta con una tematica forte ma realistica, con la quale numerose famiglie sono costrette a confrontarsi e dalla quale spesso non si riesce a trovare una via d’uscita.

Un esordio forte e di grande impatto sociale, che accende i riflettori non solo su un complesso momento di disgregazione familiare, ma anche su come questa possa avere un impatto deleterio e distruttivo nei confronti di quel nucleo che dovrebbe, invece, servire a dare gioia e protezione.

di Giulia Sterrantino