DONNIE DARKO di Richard Kelly (2001)

, Grandi Esordi

Molti avranno visto o, perlomeno, sentito parlare di Donnie Darko, il primo lungometraggio di Richard Kelly, uscito all’epoca sottotono, ma divenuto nel corso degli anni un vero e proprio film di culto. La trama è presto detta. Provincia americana, fine anni ’80. Protagonista è un giovanissimo Jake Gyllenhaal, intelligente ma problematico liceale assillato da Frank, un gigante coniglio immaginario.

Una notte, il ragazzo scampa da un incidente mortale provocato dal motore di un aereo, precipitato inspiegabilmente nella sua camera. A partire da questo evento straordinario, Donnie dovrà districarsi tra situazioni al limite del paranormale e concetti spazio-temporali fino a capire quale sia il suo ruolo esistenziale.

Interessanti e variegati sono i personaggi che si muovono attorno a Donnie: la sua famiglia, classico prototipo borghese; la professoressa di ginnastica, devota ossessivamente a un ingannevole life coach che vuole rinchiudere la vasta gamma di emozioni umane in paura e amore; e ancora l’insegnante di letteratura inglese, donna arguta e sensibile ma non apprezzata; la sua psichiatra, ai cui occhi appare un ragazzo affetto da una schizofrenia paranoide; fino a Gretchen, la timida e dolce ragazza di cui s’innamora.

Durante un countdown verso la fine del mondo, prospettata all’inizio dall’amico Frank, Donnie compie un percorso di consapevolezza e cambiamento, da cui non farà più ritorno.

Regista di un’opera prima atipica e di difficile collocazione, Richard Kelly dà vita a una storia controversa dai vividi risvolti filosofici. Fiumi di inchiostro sono stati abbondantemente versati su Donnie Darko, su ipotetici significati e teorie nascoste.

Ciò che emerge è l’esperienza di un ragazzo inadeguato e distante dal suo ambiente d’origine, destinato quindi a non appartenere mai veramente a qualcosa, a qualcuno, nonostante i tentativi di cambiare la realtà dei fatti, le persone. Inutile adattarsi a un mondo destinato al fallimento, alla bugia, alla perdita. Emblematica la domanda di Frank a Donnie: «Perché indossi quello stupido costume da uomo?». Dovremmo chiedercelo tutti.

di Francesco Gualini