FOLLOWING di Christopher Nolan (1998)

, Grandi Esordi

Alla ricerca di ispirazione, un giovane scrittore comincia a pedinare persone scelte a caso tra la folla, trasformando le loro vite in materiale per il suo lavoro. Non c’è nessun interesse preciso dietro, forse solo un’irrefrenabile istanza antropologica da soddisfare. In un vano tentativo di giustificare il suo strano comportamento, lo scrittore arriva addirittura a darsi delle regole: prima su tutte, il pedinamento non si deve mai ripetere con la stessa persona.

Tutto sembra procedere per il meglio fino a quando non incontra un certo Cobb, ladro professionista che comincia ad insegnargli il mestiere. La trama si complica ancor più quando lo scrittore s’innamora della vittima di uno dei suoi furti e decide di frequentarla.

Il debutto di Christopher Nolan è degno di nota per molti aspetti, non solo per la sua già evidente abilità nella direzione, ma soprattutto per il processo di realizzazione che vi è dietro. Following, infatti, è un film concepito, scritto e organizzato perché potesse essere il film più economicamente possibile da girare. La sua produzione si potrebbe definire quasi estrema, con un budget a dir poco bassissimo.

Non potendo permettersi attrezzature d’illuminazione professionali perché troppo costose, Nolan sceglie di girare in bianco e nero così da poter utilizzare prevalentemente la luce disponibile. Non può permettersi un operatore e, quindi, gira da solo. Gli attori non sono tutti professionisti, ma alcuni sono dei suoi amici, persone che nella vita reale fanno tutt’altro, ma che si mettono in gioco (e lo fanno anche bene) per aiutarlo a realizzare il suo progetto.

Nonostante i pochi soldi, le attrezzature limitate e la mancanza di un cast tecnico e di uno artistico disponibile a tempo pieno, ma solo durante i giorni feriali (ci è voluto, infatti, un anno intero per poterlo realizzare), Nolan riesce nel suo proposito e ciò che viene fuori non sembra affatto un film d’esordio.

Il regista britannico utilizza una struttura di tipo non lineare, quella che poi diventerà caratteristica di tutta la sua filmografia, basti pensare a Batman Begins, The Prestige o ancor meglio a Inception. In questo caso, la non linearità narrativa è adatta alla storia che vuole raccontare e si sposa perfettamente con quell’incertezza e quel mistero tipici dei film noir.

La regia è semplice, abile e ben controllata, per nulla artefatta. Segue i personaggi e, al tempo stesso, guida gli spettatori all’interno di questa Londra grigia, sospesa nel tempo come solo lei sa essere, città perfetta per ambientare un film del genere.

La narrazione, con il suo ritmo veloce, coinvolge lo spettatore, che vuole sapere cosa è accaduto e cosa accadrà. Tanto che, alla fine, si rimane anche un po’ insoddisfatti perché il film dura poco più di un’ora.

L’esordio di Nolan merita di essere visto come qualcosa che va oltre la consueta nozione di opera prima perché ha già da subito un’ottima struttura cinematografica, anche molto complicata per certi aspetti, che però permette di dimostrare che, nonostante le difficoltà economiche e la fatica organizzativa, se si ha una buona storia e si è mossi da vera passione, si può fare cinema anche con poco.

di Beatrice Bosotti