QUARTET di Dustin Hoffman (2012)

, Grandi Esordi

La febbricitante preparazione di un galà per festeggiare il compleanno di Giuseppe Verdi in una rinomata casa di riposo inglese per musicisti in pensione viene scombussolata dall’arrivo inaspettato di Jean Horton, una celebre ex cantante lirica.

Tra vecchi amici, rivali e passati amanti, Jean diventa priva delle sue libertà, vivendo a malincuore e con disagio la sua nuova condizione. Sebbene si rifiuti di tornare in attività, le viene chiesto di partecipare al concerto a cui tutti stanno lavorando per il sostegno economico della loro stessa dimora. La paura e la ritrosia iniziali lasceranno il posto all’intraprendenza e a un desiderio di rivincita e riscatto.

Tratto da una pièce teatrale di Ronald Harwood, Quartet, titolo nato in riferimento a un’aria del Rigoletto cantata dai quattro protagonisti, è l’esordio alla regia di Dustin Hoffman. Alla veneranda età di 75 anni, il “laureato” si è buttato a capofitto in un’opera prima non indifferente, avvalendosi di un validissimo cast.

Maggie Smith interpreta magistralmente un’artista sul viale del tramonto stanca e disillusa, a cui apparentemente resterebbero solo bei ricordi e avvincenti esperienze giovanili ormai archiviate. Nella casa di riposo, tuttavia, i musicisti attorno a lei non si arrendono davanti all’inesorabile passare degli anni, con annessi malattie e demenze, e continuano imperterriti a coltivare le loro passioni e perfino a trasmetterle ad altri.

La voglia di vivere, non semplicemente di esistere, accantona la paura di fallire, di apparire ridicoli e le difficoltà fisiche. Jean si lascia coinvolgere da questo clima effervescente, recuperando lo spirito di un tempo e rapporti abbandonati nel dimenticatoio. D’altronde gli anni, come ci dimostra lo stesso regista, sono solo un numero e non limitano l’espressione delle proprie potenzialità. Invecchiare, infatti, non significa affatto morire.

di Francesco Gualini