Premio Solinas Documentario per il 2016. Focus su borsisti e vincitori

, Fatti di cinema

Si è tenuta mercoledì 22, presso l’Apollo 11 di Roma, la consegna del Premio Solinas Documentario per il 2016. La Giuria, guidata dalla presidente Annamaria Granatello e composta da Federica Di Giacomo, Carolina Levi, Mazzino Montinari, Cristina Piccino e Andrea Osvaldo Sanguigni, ha conferito ben due borse di sviluppo e un premio finale del valore di 5000 euro. Quest’ultimo è andato a L’incorreggibile di Manuel Coser, autore già di diversi lavori socialmente impegnati (si veda Amunì del 2014, incentrato sulle dinamiche di un carcere piemontese, dal quale trae ispirazione il nuovo progetto). «La storia di un uomo, che per quarant’anni è stato condannato alla reclusione e si apre ora alla vita con tutte le incertezze che ne conseguono. Il progetto mette in luce le possibilità narrative insite nel fare cinema documentario, tra il racconto di un’esistenza e la sua imprevedibile trasformazione» recita la motivazione, letta da Sanguigni. Grande soddisfazione per l’autore che, commosso, ha tenuto a ringraziare la giuria anzitutto per il coraggio mostrato: «Non è cosa da tutti, soprattutto in questo paese!». Le suddette borse, pari a 1.500 euro ciascuna, sono invece andate a Martina Melilli, cineasta emergente che vanta ancora poche voci in filmografia, e Valentina Pedicini, il cui nome è già noto tra le file del concorso (nel 2012 il suo Dal Profondo fu premiato come Miglior Documentario per il Cinema, venendo poi realizzato e distribuito tra encomi e riconoscimenti di spessore). La Melilli non ha desistito dal manifestare il proprio entusiasmo: «Era la prima volta che mi cimentavo in una scrittura per il cinema». Ciò che ha più convinto dello scritto Verso casa risiede infatti nell’approccio dell’autrice, come spiega la stessa motivazione: «Nell’affrontare una storia famigliare del passato, s’imbatte nell’urgenza del presente, esponendosi all’imprevedibilità della realtà. Usando diversi mezzi narrativi, la cosiddetta grande storia resta sullo sfondo di un’esperienza più intima tra un uomo e una donna alla ricerca di un luogo esistenziale». È Wolf 375 il soggetto che ha visto sul podio la Pedicini, premiata nuovamente da Federica Di Giacomo, la quale ci ha tenuto ironicamente a precisare l’assenza di parentela tra loro. «Spero che questa storia possa avere lo stesso seguito di Dal Profondo» ha asserito l’autrice, aggiungendo: «Come sempre, viva il documentario!». Ancora una volta il Premio Solinas si è mostrato all’altezza delle aspettative, dando merito e visibilità a progetti di ogni estrazione, indipendentemente dall’esito riscosso. Un impegno importante da mantenere, come sottolineato da Sanguigni: «Un pegno preso e restituito». Ha inoltre aggiunto la Granatello: «Ci tengo a dire a tutti i finalisti che questo è solo l’inizio di un percorso. L’auspicio è che tutti i progetti presentati possano un domani arrivare in sala. Ad oggi sono ben venticinque i documentari di creazione ad essere stati realizzati, dopo essere passati da noi». La stessa Di Giacomo, giunta alla sua seconda esperienza da giurata dell’iniziativa, consacrò proprio qui il film che, giusto pochi mesi fa, l’ha vista vincitrice nella sezione Orizzonti di Venezia (Liberami): «Quella del Solinas è stata un’esperienza preziosa» ha ricordato lei stessa. «Bisogna comunque spingere affinché gli autori siano indotti a realizzare le proprie idee. Il fatto che all’estero ci sia una notevole differenza in merito, mi crea un certo nervosismo. Sarebbe meglio approfondire ancora di più il rapporto con le persone che lavorano ai soggetti, individuando magari un produttore, delle personalità che sappiano dare degli spunti o degli interlocutori validi. In questi termini c’è da dire che stiamo lavorando bene».

di Francesco Milo Cordeschi

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