DEMOLITION MAN di Marco Brambilla (1993)

, Opere Prime

Siamo nel 1996. John Spartan (Sylvester Stallone) è un poliziotto conosciuto da tutti con il soprannome di “Demolition Man”, per i suoi metodi spietati e violenti. In una Los Angeles dove regna il caos, Spartan riesce a catturare Simon Phoenix, terribile criminale che tiene in ostaggio trenta persone. Durante lo scontro, però, i due fanno esplodere un palazzo: muoiono tutti i prigionieri, e solo loro due riescono a salvarsi. Entrambi vengono condannati a 70 anni nel criopenitenziario della città, una prigione dove i detenuti vengono congelati e “rieducati” durante il congelamento con l’inserimento nella loro mente delle informazioni ritenute adeguate per il recupero comportamentale. Trentasei anni dopo, Phoenix viene risvegliato dal direttore del penitenziario per volere del sindaco di San Angeles (questo ormai il nome della città) che, come si scoprirà successivamente, vuole in realtà utilizzare le capacità distruttive del criminale a suo favore. Siamo nel 2032 e sono cambiate molte cose: la società è talmente pacifica che ormai da 10 anni non avviene un omicidio. Il dipartimento di polizia, che funziona ormai solo grazie ai computer, e i poliziotti non sono assolutamente in grado di fronteggiare Phoenix e di catturarlo: decidono, quindi, di risvegliare Spartan e di riassumerlo per fermare il pericoloso (presunto) fuggitivo. Inizia una lunga e avventurosa caccia all’uomo, in una città che non ha niente a che vedere con la Los Angeles del 1996, dove le automobili, le strade, i mezzi di comunicazione, ogni cosa è cambiata. La costruzione della società distopica del 2032 è sotto alcuni punti di vista inquietante: si tratta di una sorta di dittatura culturale e comportamentale, sotto la quale si viene multati se si usano parolacce; il sale, come le sigarette, la caffeina e la birra, sono illegali in quanto dannosi; alla radio si ascoltano i jingle pubblicitari, al posto della musica; è vietato baciarsi e avere rapporti sessuali perché non igienico. La critica ad un’immaginaria società futura che rappresenta l’estrema conseguenza di quella attuale, è posta comunque in chiave ironica e divertente. Sebbene la cornice e il contesto in cui si sviluppa la storia sia originale e ben costruito, l’intreccio e gli eventi principali rientrano perfettamente negli schemi narrativi del film mainstream poliziesco degli anni ’90: a costituire lo scheletro dello sviluppo sono sparatorie, inseguimenti e fughe in cui si fronteggiano un convincente Stallone e un altrettanto convincente, seppure molto giovane, Wesley Snipes. Demolition Man è il primo film diretto da Marco Brambilla, la cui regia non ha nulla da invidiare ai più riusciti film di genere avventuroso-fantascientifico.

di Daria Marcon

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