COLPIRE AL CUORE di Gianni Amelio (1983)

, Grandi Esordi

Dopo le prime esperienze televisive, Gianni Amelio fa il suo ingresso nel mondo del cinema come autore e regista a 37 anni con un’opera estremamente matura e imponente. Nel contesto storico degli anni di piombo, inizio anni ’80, Dario ed Emilio, padre e figlio, sono alle prese con un difficile rapporto affettivo. Dario è un professore universitario di sinistra, Emilio un liceale. Durante una visita alla nonna in campagna, Emilio fa la conoscenza di Sandro, ex studente di Dario, e della compagna Giulia. La gioiosa armonia che regna tra i due giovani ospiti e Dario intristisce Emilio, che li fotografa da lontano, come se facessero parte di un quadro astratto. Qualche sera dopo, Emilio assiste all’epilogo di un attacco terroristico, scoprendo che tra i terroristi morti c’è anche Sandro. Sconvolto, prende le foto scattate nella casa in campagna qualche giorno prima e va dai carabinieri. Dopo tante stragi raccontante dai giornali e dalla TV, Emilio sente, per la prima volta, la morte incombere direttamente sulla sua famiglia, una famiglia emotivamente fredda e lontana, ma pur sempre la sua. Il suo comportamento, però, scatena l’irritazione del padre, che nasconde al figlio un segreto. La tensione tra i due protagonisti è palpabile: Emilio dalla parte della giustizia, confuso e disperato, e Dario, che cerca di difenderlo tenendolo all’oscuro della verità, una verità, però, a doppia lama. Il lavoro incredibile degli attori, Fausto Rossi (ahimè, la sua prima e ultima interpretazione) e Jean-Louis Trintignant, è evidente dall’esecuzione impeccabile dei dialoghi alla recitazione contenuta, perfettamente in linea con la distanza emotiva scaturita da una perfetta costruzione dei personaggi. Amelio usa molte metafore cinematografiche. Ad esempio, c’è una scena in cui la nonna canta e balla con Sandro sulle note di Argentina di Gilda Mignonette, richiamando la lontananza del padre del regista, partito per l’Argentina senza fare ritorno (tema, peraltro, ricorrente nelle sue opere). Altro esempio è un dialogo tra padre e figlio, durante il quale Dario accende la TV sintonizzandosi su un monoscopio a colori, che all’epoca serviva per correggere la ricezione dei segnali, chiaro riferimento alla mancanza di comunicazione tra loro due. Altrettanto simbolica, infine, la scena in cui Emilio tira un calcio ad un pallone nel cortile della casa di Giulia, evocando l’infanzia mancata all’interno di quel drammatico contesto familiare. In tutta l’opera si evince una profonda difficoltà di comunicazione tra due generazioni: quella di Dario, che in gioventù ha combattuto per liberare la nazione dalla dittatura e negli anni di piombo ancora lotta per difendere i propri ideali, e quella di Emilio, che vuole vivere la propria adolescenza nel calore familiare, sognando il futuro e allontanando la pesante e gelida ombra del recente passato.

di Davide Torriero Pompa

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