SALVATORE – QUESTA È LA VITA di Gian Paolo Cugno (2006)

, Opere Prime

Salvatore è un bambino di appena 12 anni che, da poco orfano di madre, vede morire il padre sotto i suoi occhi, in un incidente che segna la fine della sua infanzia e il prematuro passaggio all’età adulta. Salvatore è, suo malgrado, l’uomo di casa, perciò deve badare alla sorella minore, Mariuccia, e alla sua anziana nonna. Lo vediamo, quindi, coltivare pomodori nella sua serra, ritirare la pensione della nonna, accompagnare la sorella a scuola a bordo del suo Piaggio Ape, pescare da solo in mare e gestire le faccende domestiche. Tutto questo a scapito della sua formazione: Salvatore non può permettersi di essere bambino e non ha né tempo né intenzione di andare a scuola, destando la preoccupazione del suo maestro Marco e di Laura, assistente sociale. Marco prende a cuore la situazione del protagonista, perciò decide di garantirgli un’istruzione facendogli lezione a domicilio. Tuttavia, Laura, seppur in buona fede, mina il lavoro di Marco e la già precaria serenità del bambino, cercando di condurre i fratelli in una comunità per minori e di affidare la nonna a un centro anziani. La situazione sembra precipitare quando Laura riesce ad avere la meglio, ma Salvatore fugge prima che lo portino via, si reca sulla tomba dei genitori e poi torna a casa, dove ad aspettarlo trova Marco. Qui, finalmente, il bambino abbandona il suo ruolo di adulto, tra le braccia del maestro si lascia andare e, piangendo, si affida completamente a lui. La storia messa in scena da Gian Paolo Cugno è, di fondo, forte e commovente, ma la sceneggiatura e la recitazione non le rendono giustizia. La maggior parte dei dialoghi risultano piatti, innaturali e finti. Molti attori sembrano ripetere frasi imparate a memoria, non aggiungendo sentimento alle parole che pronunciano. Fa eccezione solo il giovane Alessandro Mallia (Salvatore), diretto, comunicativo, in sostanza vero. Il film, inoltre, non commuove né cattura lo spettatore tanto quanto dovrebbe. Scene drammatiche come la morte del padre o l’arrivo dei servizi sociali a portare via la famiglia non hanno impatto sul pubblico, quasi non suscitano reazioni. Nonostante l’ottimo potenziale, dunque, Salvatore – Questa è la vita rimane un film imperfetto, lacunoso, non completamente riuscito, ma si tratta dopotutto di un’opera prima dalla quale Gian Paolo Cugno ha potuto imparare, crescere e, indubbiamente, migliorare.

di Alice Romani

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