Gianni Amelio – Biografia

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Gianni Amelio nasce a San Pietro Magisano, in provincia di Catanzaro, il 20 gennaio 1945, da madre quindicenne e padre diciassettenne che lascerà la famiglia partendo per l’Argentina in cerca del proprio padre senza dare più sue notizie: l’assenza della figura paterna sarà ricorrente nelle sue opere. Cresce con la mamma e la nonna. Si diploma al liceo classico P.Galuppi di Catanzaro e successivamente si laurea in filosofia all’università di Messina dove inizia ad interessarsi di cinema. Durante una visita a Roma riesce a farsi prendere come assistente da Vittorio De Seta: quest’esperienza segna il suo inizio come operatore e aiuto regista nel mondo della televisione e del cinema. In questo periodo lavora anche con altri registi, tra cui Gianni Puccini e Liliana Cavani. Nel 1970 fa il suo esordio nella regia televisiva con “La fine del gioco”, a cui seguono altri tra cui “La città del sole” del 1973, ottenendo il Gran Premio al Festival di Thonon. Nel 1978 con “La morte al lavoro” ottiene il premio FIPRESCI al Festival di Locarno e il premio speciale della giuria e della critica al Festival di Hyères. Dopo i brillanti inizi televisivi, nel 1982 fa il suo esordio sul grande schermo con “Colpire al cuore”, presentato l’anno successivo alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, con cui ottiene il Nastro d’argento come miglior soggetto riscuotendo il favore della critica. I consensi continuano con “I ragazzi di via Panisperna” del 1987 e nel 1991 arriva la nomination agli Oscar per “Porte aperte”, vincendo poi due Nastri d’argento, quattro David di Donatello, tre globi d’oro e quattro premi Felix. Nel 1992 vince il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes, il Premio miglior film all’European Film Award, due Nastri d’argento, cinque David di Donatello e cinque Ciak d’oro per “Il ladro di Bambini”. Dal 1994 al 2005 continua a far parlare di se nei festival europei con i film “Lamerica” (1994), “Così ridevano” (1998), “La terra è fatta così” (2000) e “Le chiavi di casa” (2004). Il 2006 è l’anno de “La stella che non c’è”, una delle sue ultime opere, insieme a “Il primo uomo” (2011), “L’intrepido” (2013) e “Felice chi è diverso” (2014), quest’ultimo un documentario in cui dichiara la sua omosessualità. Dal 1983 al 1986 è stato insegnante di regia al Centro Sperimentale di Cinematografia e, dagli anni 90’ in poi, ha preso parte a diversi festival cinematografici come membro della giuria.

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