THE PERFECT HUSBAND di Lucas Pavetto (2014)

, Opere Prime

Prendiamo una coppia di giovani sposi in crisi per la perdita di un figlio, aggiungiamo un weekend in un’isolata casetta da brivido in campagna, un pizzico di gelosia e follia e una buona dose di splatter. Ed ecco la ricetta del film d’esordio del regista argentino Lucas Pavetto. La sceneggiatura deriva direttamente dal mediometraggio omonimo, girato dallo stesso Pavetto nel 2011: The Perfect Husband. Se la storia e molte battute del film rimangono pressoché identiche, non si può dire lo stesso del risultato. La maggiore lunghezza dell’opera permette di approfondire meglio l’interiorità dei due protagonisti e di capire più a fondo il loro passato doloroso e il perché delle azioni che vediamo sullo schermo. Il film si trova al confine tra un thriller e un horror, genere quest’ultimo sicuramente poco prodotto in Italia, e per essere un’opera prima va promossa a pieni voti. Il lavoro convincente di Lucas Pavetto può essere il primo passo di una bella carriera. All’inizio il ritmo della storia è più dilatato e calmo, mentre nella seconda parte diventa incalzante e serrato e non ci lascia un secondo di respiro. Probabilmente a causa della sua inesperienza, il regista inciampa in una serie di ingenuità e incongruenze che abbassano il livello generale del film che, nonostante ciò, rimane buono grazie alla tensione che non lascia mai posto alla noia e a dei riusciti colpi di scena che fanno saltare sulla poltrona. Ottima la recitazione del cast internazionale, che rimane sempre calibrata e perfetta senza eccedere in atteggiamenti parodistici e ridicoli, presenti spesso in film di questo genere. Bella la fotografia, che utilizza spesso colori tenui e quasi sfocati, che ci mettono in una condizione di limbo tra la realtà e i ricordi dei protagonisti. La scelta di girare il lavoro in una Sicilia splendida, sulle pendici dell’Etna, ha centrato in pieno il bersaglio con una vegetazione fitta, ma non troppo, dove il sole penetra pallidamente, in un’atmosfera edulcorata che si sposa alla perfezione con una trama filmica di tranquilla follia. Il regista, pur utilizzando all’occorrenza scene molto cruente, riesce a creare la giusta dose di ansia, evitando scene ossessivamente a effetto e spargimenti di sangue continui e scontati. Per concludere in bellezza, il film ha anche un interessante finale a sorpresa, che a mio avviso è difficilmente prevedibile per come si sviluppa la storia e lascia lo spettatore piacevolmente stupito.

di Silvia Festini Battiferro

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