AT THE END OF THE DAY – UN GIORNO SENZA FINE di Cosimo Alemà (2011)

, Opere Prime

All’inizio del film, un cartello dichiara che la storia si ispira a fatti realmente accaduti, il 5 giugno 1992. Un gruppo di sette amici decide di trascorrere una giornata nel bosco a giocare a softair, simulazione di guerra con fucili identici a quelli reali, ma che sparano pallini di plastica. Si dividono in due squadre e iniziano a giocare, come se fossero sul campo di battaglia. Si stanno divertendo, quando improvvisamente si accorgono che Monica, una di loro, è sparita. Pochi minuti dopo, Alex viene ucciso da un colpo d’arma da fuoco. I ragazzi pensavano di essere soli e di potersi divertire come tante altre volte, ma la zona che hanno scelto per il gioco è quella di un’ex base militare, e non sono soli: inizia una vera e propria carneficina, i loro aggressori sono ben determinati ad eliminarli uno ad uno. Ma i ragazzi che, grazie al gioco, hanno acquisito alcune capacità di difesa e tattiche di guerra, riescono a tener loro testa. La loro tenacia, però, non basterà a salvarli. At the End of the Day – Un giorno senza fine, opera prima del giovane regista Cosimo Alemà, già noto per aver girato numerosi videoclip musicali, racconta una storia che si inserisce a metà tra il genere horror e quello thriller. L’occhio di Alemà è buono e il film è girato molto bene. La fotografia, che sceglie costantemente una tonalità giallognola, è impeccabile e assolutamente pertinente all’ambientazione. L’atmosfera cupa, nonostante ci troviamo in esterno giorno, insieme all’idea di fondo di un’improvvisa inversione tra gioco e realtà, funziona. La tensione, che caratterizza la prima parte del film, giunge allo spettatore, che si sente chiuso in un labirinto boscoso, e già percepisce, tra le fronde, un pericolo in agguato. Il punto di vista si sposta continuamente, rapidamente. Spesso la stessa scena è raccontata da due angolazioni diverse, per alimentare la sensazione di angoscia. Peccato che questo livello di inquietudine non sia mantenuto abbastanza a lungo: infatti, i problemi di Un giorno senza fine emergono quando si entra nel vivo della storia. Se si analizzano la trama e gli avvenimenti, già dopo il primo omicidio, lo spettatore è in grado di prevedere ciò che accadrà nel resto del film: i colpi di scena funzionano più per la loro crudezza e violenza che per l’effetto sorpresa. La suspense, infatti, inizia a mancare già prima della metà del film. Dal punto di vista recitativo, invece, gli attori giovani ed emergenti, scelti da Alemà, non deludono le aspettative. Tra tutti spicca Stephanie Chapman-Baker, che interpreta la giovane Lara.

di Daria Marcon

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