L’OMBRA DELLA PAURA di Babak Anvari (2016)

L’opera prima di Babak Anvari è ambientata a Teheran negli anni ottanta, durante il conflitto tra Iran e Iraq, e vede protagonista Shideh, una donna insoddisfatta della sua vita: ha recentemente perso la madre e vorrebbe riprendere gli studi in medicina, ma ciò le viene impedito. Il suo paese in guerra non le permette di avere una vita normale, anzi le impone rigide norme comportamentali, che la opprimono quasi più del conflitto stesso. Suo marito Iraj, in quanto medico, viene continuamente chiamato a prestare servizio al fronte, perciò Shideh si sente abbandonata, delusa e inadeguata. Di questa infelice situazione risente anche la piccola Dorsa, figlia di Iraj e Shideh, terrorizzata dal conflitto e dai continui allarmi anti-bombardamento aereo, che tengono la popolazione sulle spine, costretta ad abbandonare le sue attività per rifugiarsi dove possibile. Ma questa è solo la base su cui si sviluppa un inizialmente insospettabile film horror, in grado di attrarre lo spettatore dall’inizio alla fine, tenendolo in un costante stato di ansia. Tutto ha inizio quando un missile miracolosamente inesploso centra la palazzina nella quale vivono Dorsa e Shideh. Da questo momento una serie di insoliti eventi sconvolge le due protagoniste. Dorsa sembra essere posseduta da una malvagia entità sovrannaturale. Tutti gli altri abitanti della palazzina fuggono uno dopo l’altro, allarmati dalla costante minaccia dei bombardamenti, lasciando madre e figlia completamente sole. Shideh, inizialmente scettica e razionale, assiste sempre più spesso a eventi inspiegabili, finché, ormai priva di certezze e punti di riferimento, tenta di fuggire dalla città insieme a sua figlia. Con il passare dei minuti, dunque, diventa chiaro come la vera protagonista del racconto non sia Shideh, ma la sua paura, come sottolinea il titolo del film: paura della guerra e della morte; paura di deludere sua madre e di fallire come madre; paura di rimanere sola e di perdere la ragione, e infine paura della paura stessa. Il regista consente allo spettatore di entrare nella psiche della donna, di analizzarla in modo distaccato in un primo momento, per poi vivere e condividere le sue paure, finché anch’egli non può che smarrirsi, in balia delle immagini e della crescente tensione. L’ombra della paura è un ottimo film horror, come non se ne vedono spesso, in grado di suggestionare lo spettatore non mediante l’uso di fiotti di sangue, mostri spaventosi o assassini psicopatici, ma grazie a una sapiente regia e alla convincente recitazione di Narges Rashidi (Shideh) e Avin Manshadi (Dorsa). Babak Anvari, inoltre, fa della sua storia una metafora della guerra: l’entità sovrannaturale rappresenta il conflitto, imprevedibile e terrificante, mentre Shideh si fa simbolo delle donne musulmane, logorate dai combattimenti, costrette a seguire ridicole imposizioni e, fondamentalmente, sole.

di Alice Romani

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