ANDAREVIA di Claudio Di Biagio (2013)

, Opere Prime

Andarevia, film d’esordio del giovane regista romano Claudio Di Biagio, fa parte del progetto “web movies”, commissionato da Rai Cinema, che prevede un totale di 10 lungometraggi realizzati esclusivamente per il web e distribuiti direttamente sulle piattaforme digitali, come Rai Cinema Channel e Cubovision. Il film di Claudio Di Biagio affronta un tema molto delicato, quello della diversità e dei disturbi mentali. La vicenda ha per protagonista Marco, ragazzo affetto da attacchi di rabbia causati spesso da apparecchi elettronici, che viene convinto dal proprio psichiatra a intraprendere un viaggio in barca in compagnia di altri ragazzi con problemi mentali. Il viaggio avverrà nelle belle acque della Sardegna su una barca chiamata Andarevia. I compagni di viaggio di Marco sono Eva, affetta da amnesia a breve termine, Stefania, malata di rupofobia, ovvero il terrore dello sporco, Pablo, anziano con problemi di comunicazione, e Valerio, ragazzo molto chiuso e affetto da allucinazioni. Durante il viaggio, a causa di un drammatico imprevisto, i ragazzi si ritroveranno soli e obbligati a relazionarsi tra loro. L’esordio di Di Biagio ha una buona fotografia, che gioca molto su colori freddi e su una tenue luce solare. Il risultato è un paesaggio che riesce a trasmettere bene il disagio e l’incertezza dei ragazzi a bordo dell’imbarcazione. Per quanto riguarda le inquadrature, il regista utilizza spesso delle soluzioni originali e nuove, che però non sempre riescono a fortificare il senso della narrazione, ma rimangono puri giochi stilistici. Nonostante ciò, l’anello debole del film resta sicuramente la sceneggiatura. Partendo da un’idea interessante, la storia non riesce a sviluppare questo potenziale, soprattutto per quanto riguarda i personaggi. Questi ultimi rimangono figure superficiali, con le quali non riusciamo quasi mai a entrare in contatto perché la loro interiorità e le loro problematiche rimangono nascoste. Anche i dialoghi tra i personaggi non ci aiutano a capirli meglio, rimanendo molto scarni e prevedibili. I personaggi non sembrano trovare in questo viaggio un’evoluzione o un cambiamento e, durante la narrazione, vi sono molti episodi con un bel potenziale, che però vengono abbandonati senza troppe spiegazioni e mai approfonditi. A causa della sceneggiatura povera, anche gli attori non riescono a dare grande intensità ai personaggi, limitandosi a ricreare le proprie manie e disturbi attraverso gesti e movenze convenzionali. Nel complesso, comunque, le scelte registiche e la recitazione sono buone e il film riesce a mantenere vivo l’interesse dello spettatore attraverso qualche colpo di scena riuscito.

di Silvia Festini Battiferro

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