IL VINCENTE di Luca Magri (2016)

, Opere Prime

Pellicola realizzata interamente in bianco e nero, Il vincente costituisce l’esordio alla regia di Luca Magri, il quale ricopre anche il ruolo di protagonista maschile. Giocatore, peccatore, sognatore e amante: Antonio è tutto questo. Personaggio principale della vicenda è uno scapolo proveniente da una famiglia benestante. Ama la bella vita e il gioco d’azzardo, frequenta club notturni e sembra non avere obiettivi nella vita. Il poker è il suo “mestiere”: cerca di mantenersi con le vincite del gioco. Convinto di svolgere un’attività dignitosa, non si accorge di avere, invece, un terribile vizio, che presto si trasforma in patologia. Il padre, stanco di prestare soldi al figlio e di tirarlo fuori dai guai, lo incita a prendere parte a un gruppo terapeutico e a trovarsi un lavoro. Tuttavia, Antonio non segue questi consigli: sicuro di essere un vincente, considera il poker la strada migliore per ottenere tutto ciò che desidera nella vita. Con la mente offuscata dall’adrenalina della vincita, non si rende conto che la realtà è un’altra: la vita non è un gioco. Un giorno la sua quotidianità viene radicalmente scombussolata dall’incontro con Dalia, con la quale inizia una storia d’amore. La ragazza romana, di cui crede di essere innamorato, è una donna colta e dai grandi sogni. Ella è convinta di poter dare una svolta alla sua mediocre esistenza grazie all’incontro con Antonio. Tuttavia, non sarà così: lasciatasi coinvolgere nella routine del suo amante, verrà travolta da quel sudicio mondo, a lei inizialmente sconosciuto. Giocatore, peccatore, sognatore e amante: Antonio è  tutto questo. Ma è soprattutto un perdente, diversamente dalla sua convinzione. «Il film mette in risalto il gioco d’azzardo in molte sue sfumature e racconta il disagio sociale di alcuni giovani vitelloni di provincia, due realtà che conosco molto bene», dichiara il regista e protagonista dell’opera. Un lungometraggio dalla trama semplice e che forse, per questa sua caratteristica, rischia di cadere nella banalità. I sentimenti, le tensioni, i conflitti interni all’opera dovrebbero imporsi con maggior vigore sulla scena, per poter scuotere fino in fondo lo spettatore coinvolto in questo mondo di vizi e perversione. Nonostante ciò, vale la pena concedersi la visione di questo film e godere della ricercata colonna sonora che gli fa da cornice.

di Elisabetta Moiraghi

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