Woody Harrelson e il bizzarro e geniale esperimento di “Lost in London”

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Che Woody Harrelson fosse un po’ folle lo sapevamo già da tempo. Ma che la sua follia potesse condurlo a tentare la bizzarra impresa di realizzare il primo film in diretta della storia era al di là di ogni immaginazione. Lost in London, questo il titolo dell’opera in questione, che rappresenta anche il suo debutto alla regia. Girato nella notte del 19 gennaio e contemporaneamente proiettato in più di 500 cinema americani e al Picturehouse Central di Londra, l’esordio di Harrelson è ispirato a una travagliata notte del 2002, durante la quale l’attore, dopo una litigata con un tassista e un inseguimento con la polizia, fu arrestato proprio nella capitale britannica. Tenuto in custodia per una notte, Harrelson fu poi liberato su cauzione. Passato del tempo, a mente fredda, ha dichiarato di aver trovato del comico nell’intera situazione e di aver pensato che raccontarla in un film gli avrebbe certamente permesso di evidenziare gli aspetti più esilaranti della vicenda. La scelta di raccontarla in un unico lungo piano sequenza live, poi, è stata dettata da due motivi. L’ammirazione per un film tedesco del 2015, Victoria, diretto senza stacchi da Sebastian Schipper, e la volontà di fondere le sue due passioni, cinema e teatro. Girato a Londra tra le due e le quattro di notte (per coincidere col prime time negli Stati Uniti), spostandosi tra 14 location precedentemente preparate, Lost in London dura circa 100 minuti e vede coinvolti l’amico Owen Wilson, che lo ha aiutato anche a perfezionare la sceneggiatura, e il musicista e attore Willie Nelson. A questi, va aggiunto il cameo telefonico di Bono degli U2. Girato con una sola camera, il film ha coinvolto una squadra di lavoro di 325 persone e più di 300 comparse, che hanno fatto le prove per 4 settimane. Nessuno aveva mai tentato una simile impresa prima d’ora. È stata una sfida per tutti, soprattutto per l’operatore, Jon Hembrough, e per il direttore della fotografia, Nigel Willoughby.
Il film si apre con la scritta: “Too much of this is true”. Siamo nel West End. Al termine di uno spettacolo teatrale andato male, e in seguito a una litigata con sua moglie in un ristorante, ha inizio l’odissea notturna del protagonista, che si ritrova a bere in un locale col suo amico Owen Wilson, il quale gli rivela di essere più legato a Wes Anderson che a lui. Quando Harrelson abbandona il locale, arriva il fatidico momento del taxi e il film prosegue tra risse e inseguimenti. Alla vigilia dell’evento, Harrelson era consapevole dei rischi e soprattutto della concreta possibilità di trasformare la sua brillante idea in un colossale disastro. Sarebbe potuto accadere qualsiasi imprevisto, ma l’attore non si sarebbe mai aspettato la chiusura del Waterloo Bridge per il ritrovamento, nel Tamigi, di un ordigno inesploso risalente alla Seconda Guerra Mondiale. «Quella cosa è stata lì sotto per 70 anni e la ritrovano proprio stanotte! È impossibile!». Per fortuna, in poche ore l’ordigno è stato rimosso e il ponte e le zone adiacenti sono state riaperte, giusto in tempo per far procedere le riprese come previsto e ospitare il finale del film. L’energia respirata sul set di questo ibrido teatro-cinematografico sicuramente è arrivata a colpire anche il suo pubblico. Basti citare le parole di Ryan Gilbey del Guardian, che ha scritto: “Nulla potrà eguagliare la sensazione di aver assistito alla caotica, ma miracolosa nascita di una stramberia purissima: in parte satira sull’essere una celebrità, in parte mea culpa, in parte installazione artistica di una sola notte.” Adesso, ad attendere Harrelson c’è un importante ruolo nello spin-off di Star Wars dedicato a Han Solo, e l’attore si è dichiarato entusiasta ed elettrizzato anche da questa nuova sfida. Come ha dichiarato al Washington Post: «Tutto quello che desidero è fare bei film perché alla fine, quando me ne sarò andato, sono i film che rimarranno». E sicuramente, il bizzarro e geniale esperimento di Lost in London rimarrà nella storia.

di Camilla Di Spirito

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