DIVINES: perché distribuire la propria opera prima su Netflix?

, Fatti di cinema

Immaginate di poter assaporare una storia ovunque vi troviate, senza limiti di tempo, né di luogo, né di disponibilità di generi. Tutto questo ha un nome e si è già insediato nel nostro quotidiano: Netflix. Da quando è uscito nei vari paesi, è diventato la fonte per qualsiasi cinefilo, divoratore di serie tv, appassionato fruitore in cerca di racconti con cui intrattenersi e all’occorrenza cullarsi. Inevitabilmente era destinato a diventare un bacino utile anche per i filmmakers emergenti, che avessero prodotti da proporre. E così è stato, grazie all’intraprendenza di nuove figure emergenti nel panorama cinematografico internazionale, che hanno deciso di affidare le loro opere prime alla distribuzione online. È il caso dell’acclamato Divines, opera prima della regista Houda Benyamina, premiata a Cannes con la Camera d’or per la Miglior Opera Prima. Per lei si aprivano le porte del cinema, ma ha scelto quelle del web, approdando in esclusiva sulla piattaforma Netflix. Già prima della sua premiazione è stato un successo annunciato, tanto che il chief content editor di Netflix, Ted Sarandos, prese subito accordi per distribuirlo online. Non si tratterebbe di un caso isolato. Solo considerando la singola edizione del festival di Cannes 2016, troviamo sia registi agli esordi che usano internet per farsi conoscere, sia professionisti già affermati che lo usano come mezzo in più accanto alla classica sala cinematografica per distribuire la loro opera. Per citare solo alcuni titoli, Aquarius, Wheelman e Very Big Shot sono prodotti usciti in esclusiva sulla rete.
Ma quali sono i pro e i contro di questa scelta? La differenza principale la si può riscontrare in tre punti principali. Il primo punto è la straordinaria capacità di poter fruire di un prodotto cinematografico in qualunque momento e luogo. È la caratteristica che salta subito all’occhio e rappresenta l’elemento più importante. Lo spettatore ha la libertà di non essere vincolato alla programmazione del cinema, ma decide da solo il momento migliore per godersi la storia. Il secondo punto, legato a quello precedente, è il notevole risparmio dei costi di distribuzione. Laddove si ha una piattaforma capillare, che ha come solo vincolo l’accesso al wi-fi, si avrà una diffusione capillare con la metà delle spese per chi distribuisce e ovviamente anche per lo spettatore. Da qui passiamo al terzo punto: la diffusione via internet può essere una seria soluzione al problema della distribuzione in molti paesi, specialmente in Italia. Un esempio da menzionare è l’iniziativa del festival di Venezia dove con la “sala web” i gestori hanno sperimentato la possibilità di permettere agli spettatori non fisicamente presenti alla rassegna di vedere i film direttamente da casa, pagando un biglietto online a prezzo ridotto. Tramite il pagamento si poteva ricevere un link con cui poter assistere alla proiezione. L’iniziativa, mirata a compensare i posti vuoti, può costituire una seria medicina per la chiusura di tante sale cinematografiche d’essai. Si tratta ovviamente di una fruizione diversa, che priva della magia del buio della sala e della condivisione con altri spettatori. Può sembrare una perdita di valore del cinema in quanto luogo fisico. Tuttavia, quello che sembra uno svantaggio può risultare un punto di forza. Laddove è facile usufruire di una storia tramite computer o smartphone, il cinema può diventare l’alternativa di “lusso”, che costruisce un vero e proprio evento attorno alla visione di un film. La magia e l’atmosfera della storia non vengono meno, e gli elementi che caratterizzano la proiezione di un film al cinema diventano strumenti per differenziare l’offerta. Il cinema con le sue storie non è destinato a morire ma, come sosteneva Walter Benjamin nel suo saggio, si evolve sotto altre forme diventando più capillare e diffuso. E allora la domanda che si pone non è tanto perché distribuire il proprio prodotto online, piuttosto… perché non farlo?

di Laura Santelli

Lascia un commento