TI SPOSO MA NON TROPPO di Gabriele Pignotta (2014)

, Opere Prime

Andrea e Luca non sono fortunati in amore. La prima è stata abbandonata all’altare e il secondo è stato lasciato dalla storica ragazza quando le ha chiesto di sposarsi. Luca è riuscito a riprendersi gettandosi a capofitto nel lavoro e in nuove conquiste, anche grazie all’aiuto del suo analista, il dottor Ferri. Andrea, invece, non riesce a rimettersi in piedi e decide di consultare anche lei uno psicoterapeuta. Per un equivoco, al quale Luca non sembra aver fretta di porre rimedio, Andrea crede che sia lui il dottor Ferri e inizia con Luca la terapia meno ortodossa della sua vita. Per il suo esordio alla regia, con Ti sposo ma non troppo, Gabriele Pignotta, che è anche interprete principale del film, sceglie una commedia degli equivoci che prende un po’ in giro i trentenni alla soglia degli anta di oggi. È il momento di sistemarsi, di affermare se stessi come adulti, eppure sembra emergere la voglia di sentirsi senza catene e di cogliere le possibilità che la vita ha da offrire. Social, flirt virtuali, amici di merende e genitori ingombranti. I protagonisti del film sono eterni adolescenti, che non sembrano aver superato questa fase della loro vita. Rare le gag divertenti e i dialoghi brillanti. Nel complesso nulla riesce a salvare una commedia che si regge su una trama molto povera, basata su un pretesto che farebbe inorridire chiunque anche minimamente informato su cosa sia una terapia psicologica e sul rapporto di fiducia che si instaura tra terapeuta e paziente. Si salvano le interpreti femminili, Vanessa  Incontrada e Chiara Francini, che danno un po’ di luminosità e verve a una pellicola perlomeno sbiadita. Decisamente irritanti i personaggi di contorno. Anche il finale è affrettato e l’impressione generale è che la sindrome di Peter Pan sia ancora una realtà difficile da sradicare, perlomeno nei personaggi di Pignotta. Il cinema italiano non è solo questo per fortuna. Nel complesso la stroncatura non è totale, qualche spiraglio di spontaneità e di ironia c’è. Tuttavia si può fare decisamente di meglio.

di Federica Colombi

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