WIDE BLUE DELIVERY di Alessandro Cattaneo (2015)

, Opere Prime

L’opera prima Wide Blue Delivery di Alessandro Cattaneo è un documentario che mette in scena la vita dei marittimi che lavorano a bordo della nave mercantile “Repubblica del Brasile”. Il regista non si sofferma sul tipo di lavoro svolto dagli uomini sulla nave, né tenta di raccontare particolari avventure vissute in mezzo al mare, pone piuttosto l’accento sui singoli individui, sulle loro  insicurezze, paure, speranze, esperienze ed emozioni. Per fare ciò Alessandro Cattaneo si serve di interviste intime, estremamente personali, quasi delle confessioni, nelle quali il regista non interviene mai, non è affatto percepibile la sua presenza, tanto che lo spettatore ha la sensazione di trovarsi da solo, faccia a faccia, con l’intervistato. Emerge, da questi monologhi, una caratteristica che accomuna tutti i marittimi: la solitudine, sottolineata dalla scelta di Cattaneo di non inquadrare quasi mai i seamen (uomini del mare) contemporaneamente, e di non mostrare mai i dialoghi tra loro. Emblematica, a tal proposito, la breve scena che mostra uno dei marittimi cantare al karaoke completamente solo. Lontani dalle loro famiglie per mesi, questi uomini sentono di vivere in un mondo tutto loro, estraneo alla società, alla politica, all’amore. A tutti gli effetti vivono due vite differenti e separate, una sulla terraferma, l’altra in mezzo al mare, eppure nessuna delle due li soddisfa completamente. A bordo è forte l’assenza degli affetti, ma a terra si sentono stretti, limitati, quasi in gabbia. In entrambi i casi, dunque, sono impotenti. Il film si racconta principalmente con le immagini, mediante le quali Cattaneo fa sentire la sua presenza e mostra le sue grandi abilità nella fotografia. Di fronte a queste inquadrature le parole sono superflue, non c’è bisogno di aggiungere altro, l’occhio può beneficiare di visioni meravigliose e allo stesso tempo contemplare la vastità del mare, mare che si fa protagonista, portatore di lavoro, di vita, ma soprattutto, ancora una volta, di solitudine. Esso, tuttavia, non è visto come un nemico, è piuttosto un compagno, silenzioso ma temibile, costantemente pronto a cambiare, ad agitarsi, a mettere in pericolo i marittimi. Ma proprio questo pericolo li rende tali. «Non puoi essere considerato un seaman se non hai mai incontrato e superato i mari agitati», sostiene, infatti, uno dei marittimi e poi aggiunge: «Mare agitato è un’espressione ampia, non solo il mare in tempesta, anche i mari agitati della tua vita e gli episodi duri. Essere un marittimo significa superare tutte queste cose».

di Alice Romani

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