Da “Il più grande sogno” agli European Shooting Stars: l’exploit di Alessandro Borghi

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L’annuncio di giovedì scorso consacra ufficialmente Alessandro Borghi interprete dell’anno: assieme ad altri nove colleghi, provenienti da diversi paesi membri della European Film Promotion, l’ex stuntman di Cinecittà è stato selezionato per rappresentare l’Italia alla ventesima edizione degli Shooting Stars in occasione della Berlinale 2017. L’evento, coordinato per la partecipazione italiana da Filmitalia Istituto Luce Cinecittà, tiene a valorizzare le nuove promesse dell’ambito recitativo intraeuropeo, assegnando un premio donato da Tesiro, il quale figurerà nuovamente tra i main partner della kermesse. Un’iniziativa promossa dal Programma Europa Cretiva – Media dell’Unione Europea e della stessa European Film Promotion. Nel giro di poco più di un anno, a suon di candidature ai David di Donatello, riconoscimenti ai Ciak d’oro e non solo, Borghi ha dato vita ad una vera e propria escalation, una consacrazione che parte dall’opera postuma del maestro Caligari, Non essere cattivo, passa per Suburra di Stefano Sollima e, per finire, culmina con Il più grande sogno, esordio alla regia di Michele Vannucci. Dall’eterogeneità dei tre prodotti menzionati si evince, fin da subito, l’incredibile versatilità dell’attore, capace di adattarsi sia al circuito mainstream sia a quello indipendente, avvalorando il “carisma sbalorditivo” riportato nella motivazione ufficiale della Giuria di Shooting Stars. L’opera prima del ventinovenne Vannucci, che lo vede nei panni di co-protagonista assieme a Mirko Frezza, è frutto di un sodalizio tra i due, che prosegue fin dai tempi del Centro Sperimentale di Cinematografia: «Io mi guadagnavo da vivere facendo il sorvegliante notturno in un palazzo sfitto a Rebibbia», racconta Borghi, «il mio mestiere pre Suburra che alle volte mi manca. Venivano a trovarmi gli amici a cui facevo pena lì dentro. E Michele spesso passava a provinarmi. Conoscevo Mirko e siamo finiti a parlare di lui. “Il primo che fa un film su di lui”, dico a Michele, “fa pure tombola”. Mi ha preso in parola: si è trasferito da lui, ha registrato discorsi e passi, ed è tornato con una sceneggiatura: “Mi servite solo tu e lui, la macchina da presa la compro io”». E fu così che, a ridosso di un successo tanto inaspettato quanto precoce, l’interprete originario di Viale Marconi e cresciuto nel quartiere Magliana si troverà nuovamente a dar voce alla periferia. Il suo habitat, il luogo che più gli ha dato e che continuerà a dargli stimoli: «Il bisogno di trovare una strada e di darsi un senso, questo insegna la periferia. Mi do un paio di meriti: quello di essermi avvicinato a certe situazioni, di averle toccate e annusate, senza permettere però che mi prendessero; e poi quello di essere riuscito a volergli bene, a certe persone, senza diventare come loro». Seppur in sordina, Il più grande sogno è da inizio mese in tutte le sale italiane, dopo che a novembre ne era stata circoscritta la distribuzione nelle sole sale capitoline: un film che, nell’umiltà degli intenti, oltre che nella modestia logistico-produttiva, racchiude appieno l’essenza di Borghi, il sacrificio, la dignità e la perseveranza che lo hanno portato ad essere uno dei personaggi più gettonati e intriganti del nostro cinema. A fargli compagnia nella long list dei talenti europei, che saliranno sul palco del Berlinale Palast durante la serata di premiazione del 13 febbraio, l’acclamata 21enne polacca Zofia Wichłacz, che ha preso parte all’ultimo Afterimage del compianto Andrzej Wajda, la tedesca Louis Hofmann, interprete dell’opera nominata agli Oscar Land of Mine – Sotto la sabbia di Martin Pieter Zandvliet, l’olandese Hannah Hoekstra, il rumeno Tudor Aaron Istodor, la slovena Maruša Majer, Esben Smed, Victoria Guerra, che ha già recitato in film di portata internazionale, quali Cosmos di Andrzej Zulawski e Never Ever, Karin Franz Körlof ed Elīna Vaska. Il tutto con l’augurio che la stessa piattaforma che in passato lanciò Daniel Craig, Ludivine Sagnier, Rachel Weisz e Malanie Laurent, possa anche stavolta rivelarsi un autentico battesimo del fuoco per le future generazioni di attori.

di Francesco Milo Cordeschi

 

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