DALLE PARTI DI ASTRID di Federico Mattioni (2016)

, Opere Prime

Astrid (Nika Perrone) è una giovane ragazza che prende la decisione di tagliare i ponti con la casa dei genitori e con il mondo che fino a quel momento la circondava. Compie 1anche il gesto estremo, soprattutto per una della sua generazione, di gettare nel cestino il cellulare. La schermata ancora accesa sulle mail non lette, quasi a testimoniare questioni in sospeso. Varca, dopo aver rivolto uno sguardo dritto in camera, la porta di casa e da lì inizia l’avventura. La pellicola viaggia su più filoni narrativi: il passato, il presente e una dimensione distaccata alimentata da immaginazione e straordinarie figure misteriose. Una donna giapponese e un uomo con una giacca chiara sembrano tessere la vera trama della storia. Astrid ha come obiettivo quello di raggiungere un luogo ben preciso, legato all’infanzia e, quindi, al custode di bei ricordi che è il passato. Federico Mattioni stupisce con un’opera prima ricca di richiami ai giganti della cinematografia italiana, con scorci romani e piani sequenza carichi di pathos. Il tutto con un budget davvero esiguo. La pellicola non è che un viaggio dai tratti catartici e dalle sfumature intense disegnate dalla Perrone, la cui interpretazione buca lo schermo. Soprattutto nei lunghi piani sequenza, tra cui spiccano in particolare due scene. La prima vede Astrid seduta al tavolo di un bar. Un panino e una bottiglietta d’acqua davanti a sé. La ripresa statica la ritrae mentre mangia l’intero panino e beve fino all’ultima goccia. Lo sguardo è vitreo perché la ragazza non è davvero lì e le lacrime sul suo volto e la rabbia con cui afferra la bottiglia lo testimoniano. La seconda scena è in un pub, di sera. In sottofondo l’esibizione dello stesso regista con un suo pezzo. Tuttavia, Mattioni non dallepartidiAstridviene inquadrato se non prima di iniziare a cantare e alla fine. La scena è interamente per Astrid e la donna giapponese, sua amante. Le due ascoltano le parole della canzone e, in particolare, la protagonista sembra perdersi in queste. Con lo sguardo attaccato allo schermo, «lo spettatore non può sentirsi al sicuro sulla propria poltroncina». Questo era l’obiettivo di Mattioni, come racconta a fine proiezione. È inevitabile trovarsi catapultati “dalle parti di Astrid”, sedendosi di fronte a lei in quel bar, in quel pub, seguendola attraverso svariati angoli di Roma, giardini incantati, nel passato e in altre dimensioni.

di Sofia Peroni

One Comments

  • Marco 13 / 12 / 2016 Reply

    Tutto magicamente meraviglioso . . .

Lascia un commento