Prima prova di Santoro e “Il più grande sogno”: tutti gli esordi in sala a dicembre

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A chiudere l’anno, oltre ad accompagnare le feste, non sarà unicamente Un natale al Sud, opera prima di Federico Marsicano, romano classe 1971 cresciuto sui set di Ficarra e Picone ed Enrico Oldoini in veste di aiuto regista (dal 2001 con Nati stanchi al 2009 con I mostri oggi). Saranno altri tre gli esordi a contrassegnare il mese di dicembre 2016. Si parte subito giovedì primo dicembre col primo lungometraggio di Fabio Bobbio I Cormorani, un documentario dai persuasivi risvolti sociali che vede protagonisti due ragazzi giunti alle soglie della pubertà. Sostenuto da Piemonte Doc Film Found e da 50.000 euro del MIBACT, il film sigla l’esordio dietro la macchina da presa del torinese trentaseienne, impostosi finora come assistente alla regia e montatore (suo il contributo ne I corpi estranei di Mirko Locatelli, vincitore del Premio Sorriso Diverso al Festival Internazionalemichele-santoro del Film di Roma 2013). La settimana dopo sarà, invece, l’atteso turno di Michele Santoro col suo Robinù, in sala per soli due giorni (martedì 6 e mercoledì 7). Avvalendosi di uno stile analogo ai reportage di Servizio Pubblico e dell’antecedente Annozero, l’opinion leader testé tornato in Rai sbarca sul grande schermo con un documentario antropologico che ha per sfondo la Napoli periferica. Presentato a Venezia nella sezione Cinema nel Giardino, il film aveva già fatto parlare di sé per la sorprendente carica drammaturgica conferita ad un lavoro che, tradendo ogni aspettativa, sarebbe stato esclusivamente circoscritto nell’habitat televisivo cui l’autore appartiene. A restituire un’importante dignità cinematografica all’opera prima di Santoro, tale da serbargli uno spazio in una delle vetrine italiane più rappresentative, è infatti la profondità del racconto: «Per morire bastano tre secondi, anzi uno. Allora se devi morire tu, meglio che muoiano gli altri». Queste le parole che accompagnano i primi minuti della pellicola. La voce è quella di uno dei tanti ragazzini di Poggioreale. Bambini-soldato che, a 15 anni, imparano a sparare per poi divenire dei killer e che, spesso, muoiono senza aver compiuto i trent’anni. La “paranza dei giovani”, così la definiscono. Una tendenza che ha rimodulato le leggi della camorra, innescando una guerra giunta quest’anno a sessanta morti. A dar prova del tutto le testimonianze dirette dei baby il-piu-grande-sognoboss, persone dal vissuto e dalle concezioni ben distanti dall’Italia “che si vede”. Sarà Michele Vannucci coll’acclamato Il più grande sogno a farci compagnia dall’inizio del mese: l’opera prima che ha stupito la sezione Orizzonti di Venezia, la cui storia si era già aggiudicata il Premio Solinas Experimenta, verrà auto-distribuita in tutte le sale italiane”. Appuntamento per cui nei cinema, dove a colorare i palinsesti festivi saranno gli ultimi folgoranti esordi dell’anno.

di Francesco Milo Cordeschi

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