Legge Cinema tra dubbi e soddisfazioni: i pareri delle associazioni

È trascorsa poco meno di una settimana dall’approvazione in via definitiva del DDL sul Cinema e l’Audiovisivo. Giovedì 3 novembre, infatti, la Camera ha avallato il provvedimento che dovrebbe rimodulare l’intero comparto, garantendo nuove risorse e vantando al contempo alcune interessanti novità. Tra queste si annoverano senz’altro l’introduzione nelle scuole dell’insegnamento di materie affini all’audiovisivo, e un fondo non inferiore ai 12 milioni annui ai corsi orientati alle professioni e ai mestieri del cinema. Questione ampiamente discussa in questi ultimi giorni è quella inerente alla promozione. Questa domenica l’Associazione AFIC (Festival Italiani Cinema), aficche contempla ben cinquanta tra le più rappresentative realtà festivaliere italiane, ha dato atto al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, di aver mantenuto le promesse. Oltre che del rispetto delle tempistiche di approvazione stimate per il Disegno di Legge, l’AFIC si è detta inoltre soddisfatta di alcune sostanziali modifiche attuate sul testo originale, il quale si esprimeva con un certa vaghezza riguardo le attività di promozione sul territorio. Con l’attuale inserimento dei Festival all’interno della Legge, questi ultimi si vedrebbero restituito il loro fondamentale ruolo nella valorizzazione dei prodotti filmici. La risposta è stata adeguata a quanto sollecitato dall’associazione lo scorso aprile, quando la manovra era ancora in discussione: «Nell’ambito della più 100autoriampia finalità di promozione della cultura cinematografica, è opportuno che il nuovo quadro normativo, che sarà completato dai decreti attuativi, contenga una specifica sezione sui festival e abbia tra i suoi obiettivi principali il monitoraggio, la valutazione e il sostegno ai festival». Ciononostante, non sono mancate le perplessità di alcune associazioni, tra tutte i 100autori e l’ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), a cui l’AFIC si è sentita inevitabilmente di accodarsi. Ciò che desta maggior incertezza è la fatidica quota riservata agli enti di settore (Istituto Luce Cinecittà, MIAC, Biennale di Venezia e Centro Sperimentale di Cinematografia). Auspicandosi che in merito alla stesura dei decreti dario-franceschiniattuati si arrivi ad una soluzione adeguata, i 100autori e l’ANAC spingono affinché i contributi selettivi tengano conto dei giovani autori, delle opere prime e seconde, dei film di difficile produzione e delle attività legate, per l’appunto, alla promozione (dalle rassegne all’internazionalizzazione dei prodotti). Se ciò non andasse in porto, si andrebbe ad inficiare alcune delle finalità più importanti della Legge. L’ANAC si era già espressa a riguardo due mesi fa con una lettera aperta al Ministro: «Il ruolo riconosciuto dalla riforma alla parte più delicata del cinema, quella meno commerciale e d’intrattenimento, la più legittimata ad essere sostenuta con risorse pubbliche, supera di poco il 5% di tutte le risorse che lo Stato prevede di destinare annualmente al cinema e all’audiovisivo». logo ANAC 100X150Altro appello delle associazioni è rivolto all’individuazione, in tempi brevi, di modalità e criteri per il sostegno all’attività dei festival, garantendo fin dall’inizio dell’anno visibilità e valore al cinema italiano ed europeo di qualità. Non omettendo i meriti del Ministro e della DG Cinema per l’interesse riservato alle problematiche del settore, le associazioni si augurano ora maggiore coesione per un’equa distribuzione dei contributi annuali, che tenga conto di fattori quali la storicità, la qualità dei progetti artistici, le capacità gestionali e amministrative dei soggetti organizzatori e le ricadute sociali ed economiche sui territori di svolgimento delle manifestazioni.

di Francesco Milo Cordeschi

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