XI Festa del Cinema di Roma: colpi di fulmine per “Una” e “Captain Fantastic”. Grandi gli incontri visti finora

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Giunge alla sesta giornata l’XI edizione della Festa del Cinema di Roma. Molte le sorprese finora, in particolar modo tra i film in concorso. Ad arricchire il tutto gli incontri d’eccezione: dal primo con Tom Hanks a quello di ieri con Viggo Mortensen, che ha introdotto l’ultimo Captain Fantastic di Matt Ross, tra i film-pupillo di Alice nella città, realizzato in collaborazione con la Fondazione Cinema per Roma. In seconda serata la pellicola ha commosso l’intera Sala Sinopoli dell’Auditorium, destando lo stupore di critica e pubblico. Protagonista è una singolare ed eccentrica famigliola di eremiti che ha scientemente ripudiato la società dei consumi, convertendosi ad uno stile di vita alternativo e profondamente ancorato a Madre Natura. Quando sopravverrà l’inattesa morte della moglie dell’esuberante capofamiglia, la loro bizzarra filosofia alla Henry David Thoreau troverà dei sani intralci. «Questo è stato uno dei più bei copioni che abbia mai letto. Mi ha attirato per vari motivi», ha dichiarato l’interprete newyorkese. «Essere un padre di 6 figli che vive nella foresta era già qualcosa che mi elettrizzava, ma mi interessava soprattutto il viaggio emotivo compiuto dal mio personaggio e gli ostacoli che incontra. Quando ho visto il titolo, Capitan Fantastic, mi sono detto: “Forse è un personaggio dei fumetti, è un supereroe”. Poi, leggendo la sceneggiatura, ho capito che non lo era e ho pensato che forse a un certo punto un supereroe avrebbe salvato questa famiglia. Ma, in seguito, mi sono reso che eravamo in un territorio completamente diverso. All’inizio questa famiglia mi piaceva un sacco, e mi appassionava l’evoluzione della storia in road movie». Accoglienza di rispetto per quello che lo stesso direttore artistico Antonio Monda ha definito «il vero e autentico Ritorno del Re». Sfoggiando a sorpresa un discreto italiano, Mortensen ha inoltre voluto esaltare la matrice festosa dell’iniziativa, sottolineando che il cinema è esattamente quello a cui abbiamo assistito in questi giorni: una Festa nel senso stretto del termine. Andando a ritroso, va spesa una parola sull’incontro di sabato scorso col maestro Bernardo Bertolucci, anche lui Premio alla Carriera 2016, che ha condiviso col pubblico delle riflessioni su alcune delle sequenze più rappresentativefesta-del-cinema-bertolucci del suo cinema, regalando una grande lezione sulla settima arte. Commentando la celebre sequenza de Il Conformista (1970), in cui un’incantevole Stefania Sandrelli viene spogliata da Dominique Sanda, Bertolucci ha ribadito la concezione voyeuristica che caratterizza molti suoi film: «Chi sbircia nel buco della serratura non fa né più né meno di quello che fa il regista con la macchina da presa». Non ha poi tralasciato di ricordare la forte influenza che la Nouvelle Vague e Rossellini hanno avuto sul suo cinema. Senza di loro, film come Novecento (1976) o lo stesso Il Conformista non avrebbero avuto vita: «In quegli anni avrei preso a cazzotti chiunque avesse osato parlar male di Vivre sa vie di Godard». Alla domanda «Quanto rimane nel tuo Cinema del Neorealismo e del cinema francese anni ’60?», il maestro ha risposto: «C’è molto. D’altro canto quale regista non ha mai scopiazzato un’inquadratura, se non addirittura qualche scena? L’importante è non farsi scoprire». Non sono mancati aneddoti interessanti e di straordinario valore: l’incontro con Jean-Paul Belmondo, chiusosi con una furiosa lite («Per Ultimo tango a Parigi avrei voluto lui o Alain Delon. Ma quando proposi il ruolo a Belmondo, mi cacciò fuori di casa definendo “osceno” il copione»), il faccia a faccia con Marlon Brando nella hall di un albergo parigino e la stroncatura de Il Conformista di Jean-Luc Godard («Mi diede appuntamento in un locale. Una volta finito di vedere il film in un cinema lì vicino, mi avrebbe raggiunto per dirmi la sua. Ciò che ottenni fu una vignetta con sopra raffigurato Mao Tse Tung e la scritta “Dobbiamo combattere con tutte le nostre forze l’egoismo e l’individualismo”. Preso dalla rabbia, stracciai con stizza quel foglietto. Ancora me ne pento, sarebbe stato bello conservarlo»). Scroscianti applausi ad accompagnare l’uscita di uno dei capisaldi del cinema d’autore anni ’70. Un uomo che non finirà mai di avvalorare il grande prestigio della sua arte, di cui sono e saranno debitori le nuove e future generazioni di cineasti.
Degno di nota anche l’incontro col cantante Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, il quale, analizzando alcuni spezzoni dei film a lui più cari, è riuscito a guadagnarsi notevole dignità critica. Commentando la celeberrima sequenza finale de I 400 colpi di François Truffaut, che termina con l’indimenticabile fermo immagine sul primo piano di Antoine, ha così argomentato: «Fecero passare quel film in Rai. Quando lo vidi, riuscii immediatamente ad empatizzare col protagonista. Con questo film Truffaut colse a mio giudizio l’essenza stessa del Cinema: quando vidi quello sguardo in macchina, così perso, d’un tratto non mi sentii più solo». Un sogno lungo un giorno (1982), La febbre del sabato sera (1977), Taxi Driver (1976), Blues Brothers (1980) e via discorrendo: questi e tanti altri i film personalmente scelti dal cantautore di origini toscane, che ha poi abbandonato la sala accompagnato da un grande applauso.
Per quanto riguarda i film che costellano la Selezione Ufficiale e Alice nella città, si ravvisa finora un modesto clamore per Birth of a Nation, fortunatofesta-del-cinema-una esordio di Nate Parker, decorato già al Sundance Film Festival come Migliore Opera Drammatica, mentre sembra essere Una di Benedict Andrews l’opera prima ad aver più convinto. Lo psicodramma che aveva conquistato il pubblico dell’ultimo Toronto Film Festival è tornato nuovamente a far parlare di sé, esibendo una Rooney Mara in totale stato di grazia. Pessima la prova di Daniele Vicari: il suo Sole cuore amore ha clamorosamente smentito qualsiasi aspettativa. Staremo a vedere se Michele Placido con 7 minuti, Francesco Patierno col documentario Naples 44’ e soprattutto Karen Di Porto, col suo debutto Maria per Roma, riusciranno ad alzare l’asticella qualitativa degli italiani in concorso. Bene Otto Bell, con The Eagle Huntress, senza dubbio tra i documentari più suggestivi di questa edizione, assieme a Into the Inferno di Herzog. Minori i responsi di Irréprochable e Land of the Little People, mentre Sing Street dell’irlandese John Carney è già sulla bocca di tutti: l’autore di Once (2006) e Tutto può cambiare (2013) consolida orgoglioso festa-del-cinema-kicksl’importante intesa con gli spettatori. Tra gli esordi imperdonabilmente passati in sordina troviamo Kicks di Justin Tipping, interessante affresco sullo smarrimento adolescenziale dagli intriganti risvolti sociali, e 3 Generation – Una famiglia quasi perfetta. Ricordiamo l’appuntamento di oggi con Boy on the Bridge, opera prima di Petros Charalombous, proiettato alle ore 16 presso il Cinema Farnese, non omettendo le repliche di Una, Denial e Irréprochable. Per ulteriori informazioni circa il programma, vi invitiamo a consultare il sito ufficiale: www.romacinemafest.it

di Francesco Milo Cordeschi

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